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MessaggioTitolo: Comunicato Ufficiale Gruppi Ultras Gradinata Milazzo   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-10-31, 14:54

Comunicato Ufficiale
Gruppi Ultras Gradinata Milazzo

Il gruppo degli Ultras Milazzo 1984 comunica che, a causa di dissapori con l’attuale società, NON seguirà l’amata casacca rossoblu sia nelle partite casalinghe sia in quelle esterne.
I Vecchi Ultras ’84, a differenza del gruppo principale, seguiranno le sorti della compagine mamertina solo ed esclusivamente in trasferta. Infine, si comunica la nascita di un nuovo gruppo di nuove leve, Figli di Polifemo, che seguirà la S.S.D Milazzo 1937 sia in casa che in trasferta, mantenendo, comunque, la linea adottata dei due gruppi principali nei confronti dell’attuale dirigenza.

I gruppi della gradinata

Fonte: www.tiforagusa.forumcommunity.net
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MessaggioTitolo: Tivoli ricorda Gabriele Sandri   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-11-12, 16:43

Tivoli ricorda Gabriele Sandri
11/11/2008 - di Gabriele Vive ;
Tivoli si sveglia nel mattino del ricordo di quell' 11 Novembre 2007, riempita da centinaia di manifesti, neri, con sù scritto: "Nel ricordo non ti hanno ucciso... GABRIELE VIVE".
In questo modo viene ricordato il giovane Laziale, assassinato lo scorso 11 Novembre 2007 nell'area di servizo di Badia Alpino.
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MessaggioTitolo: MESSINA: La Nostra Partita   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-11-12, 16:44

MESSINA: La Nostra Partita
11/11/2008 - di Ninuzzu® ;
MESSINA 16.11.2008: LA NOSTRA PARTITA!


Giorno 16 Novembre 2008 alle ore 14.30, in concomitanza con la partita fantasma con il Savoia che il FC Messina giocherà al San Filippo, i gruppi organizzati danno appuntamento a tutta la città nella piazza del Tribunale per disputare LA VERA PARTITA!
Alle 14.30, infatti, in contemporanea con il fischio di inizio, ci muoveremo in corteo per manifestare la nostra rabbia, il nostro sdegno ma soprattutto la nostra voglia di giustizia contro chi ha ucciso non soltanto una passione calcistica ma i principi di democrazia propri di ogni Paese civile.
Partiremo dal Palazzo di Giustizia proprio perché vogliamo che gli organi competenti facciano piena luce sul “caso FC Messina” per smascherare tutte le malefatte di chi ha speculato, e continua a farlo, sulle spalle della città con l’aiuto di squallidi fiancheggiatori.
La nostra è una manifestazione che vuole andare oltre il calcio: quanto accaduto è l’emblema di una piaga sociale che la nostra città si trova a combattere; quanto successo tra il quasi silenzio di buona parte della stampa locale è un “omicidio premeditato” consumato per cercare di coprire le malefatte di chi, non scordiamolo, ha il monopolio assoluto di tutta l’economia cittadina.
Ci muoveremo verso il Comune, altro luogo simbolo, perché LA NOSTRA PARTITA si gioca anche li tra pseudo convenzioni e i comportamenti “poco chiari” di un Sindaco che ha avallato l’iscrizione di una squadra, chiamata a rappresentare una città da 300 mila abitanti.
Noi chiediamo che a scendere in piazza siano non solo i tifosi più appassionati ma tutti coloro ritengono di avere ancora un briciolo di orgoglio per dimostrare che Messina può essere migliore.

Non mancate per dimostrare che in questa città, ingiustamente definita di morti, ci sono tante persone che hanno voglia rialzare la testa e tornare ai fasti di un tempo!


MESSINA RIALZATI E MANIFESTA CON NOI!


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MessaggioTitolo: Manganelli:''Negli stadi più spettatori meno polizia''   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-11-12, 16:45

Manganelli:''Negli stadi più spettatori meno polizia''
12/11/2008 - di Forza Roma; Fonte: www.forzaroma.info
Sono calati gli incidenti legati al calcio, spariti i poliziotti dentro gli impianti, è diminuito vistosamente il numero di quelli impiegati la domenica per le gare di campionato (4000 a fronte dei 10-11.000 utilizzati fino a qualche anno fa con un notevole risparmio anche economico) e sono aumentati di quasi mezzo milione gli spettatori negli stadi rispetto allo stesso periodo di un anno fa: ecco alcuni dei (tanti) dati forniti dal capo della polizia Antonio Manganelli durante il suo intervento a Coverciano al seminario per giornalisti sportivi. Dati accolti con soddisfazione dal presidente della Figc Giancarlo Abete e dal presidente della Lega Antonio Matarrese. È la prima volta che un capo della polizia mette piede nel Centro federale e anche questo è indice che nei rapporti tra forze dell'ordine e mondo del pallone qualcosa è cambiato. Specie dopo la morte dell'ispettore Raciti avvenuta nel febbraio 2007 durante Catania-Palermo. Una tragedia che, dice Manganelli, ha dato la scossa: «Prima di allora, nei cinque anni precedenti, c'erano state 1114 partite con incidenti, i feriti erano stati 5487 di cui 3800 appartenenti alle forze di polizia. Erano state denunciate 7827 persone con quasi duemila arresti. Prima della morte di Raciti 18 persone negli ultimi 10-15 anni erano morte dentro uno stadio o in incidenti collegati a manifestazioni calcistiche. Insomma - sospira Manganelli - un vero bollettino di guerra. Inoltre su 31 stadi solo sei erano in regola. Dalla tragedia catanese decidemmo di non fare più sconti a nessuno». Da allora sono passati 20 mesi e gli incidenti, sottolinea il capo di polizia, sono «fortemente» diminuiti (ma di quanto non viene detto) e ora tutti gli stadi di A e B sono a norma così i venti delle serie minori con una capienza di oltre 10.000 spettatori. «Ma auspico che siano resi più sicuri anche quegli impianti con minor capienza». Un altro aspetto che Manganelli evidenzia è la presenza sempre più efficace degli steward: «E oggi siamo felici di non avere più polizia negli stadi». Ma da qui ad abbassare la guardia ce ne corre anche perchè le frange violente dei tifosi non sono sparite come d'incanto e ogni piazza, afferma il capo della polizia, ha proprie connotazioni, anche estremiste e di stampo criminale: «A Napoli se la sono presa perchè in occasione degli incidenti alla stazione ho parlato di influenza criminale. Ma da ex questore di quella città so che la camorra determina la geografia di certi settori e molti di quei tifosi partiti da Napoli erano segnalati per vari reati». Dunque l'attenzione resta alta come confermano i 459 Daspo finora disposti andati sommandosi ai 3600 già esistenti. «La politica del massimo rigore continua anche perchè dobbiamo e vogliamo riportare negli stadi le persone per bene, le famiglie e quella parte sana, passionale, vera del mondo degli ultrà che rappresenta la vita delle tifoserie. Gli ultrà non vanno colpevolizzati per forza se ci sono dei violenti». Tenendo conto anche di questo è stata varata la tessera del tifoso, una sorta di telepass, di bancomat la definisce Manganelli, che darà agevolazioni (si potrà ad esempio andare in trasferta anche in caso di limitazioni disposte dal Ministero e dall'Oservatorio) e per avere la quale occorreranno alcuni requisiti come non essere sottoposti a Daspo e non aver subito negli ultimi 5 anni provvedimenti penali per reati compiuti negli stadi. «Finchè però questa tessera non sarà adottata da tutte le società resteranno i divieti su certe trasferte» chiosa il capo della polizia.
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MessaggioTitolo: Messina, una città ferita che non ha perso l'orgoglio   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-11-19, 14:48

Messina, una città ferita che non ha perso l'orgoglio
19/11/2008 - di strill ; Fonte: http://www.strill.it
“Calcio, UniMe, Affari, Poteri: Vogliamo piena luce sui misteri”: è uno dei tanti striscioni esposti dai cittadini messinesi durante la manifestazione di domenica pomeriggio, quando la città ha voluto ritrovare la voglia di sventolare la propria bandiera in nome di un orgoglio mai perduto.

Il Messina calcio continua a perdere, è pericolosamente nei bassifondi della classifica dei dilettanti dopo l'ennesima sconfitta casalinga contro il Savoia.
Allo stadio non ci va più nessuno, e giocare in un San Filippo deserto è come vivere in un tempio abbandonato e polveroso.

Se i messinesi hanno deciso di disertare lo stadio, però, non vuol dire che se ne stanno indifferenti e comodamente rinchiusi nelle loro case: domenica pomeriggio per le vie centali della città, dal tribunale fino a palazzo Zanca, gli ultras hanno organizzato un corteo che è stato estremamente vissuto e partecipato con grande intensità non solo dal mondo "della curva" ma anche da cittadini che non appartengono ai vari gruppi ultras.

Erano più di 300 e hanno rispolverato quelle bandiere ammainate da tempo.

Sono feriti nel profondo della loro dignità, ma non hanno mai perso l'orgoglio e così sono scesi in piazza per urlare a loro rabbia.

E ne hanno per tutti: i Franza in primis, ovviamente, ma anche il Sindaco e la classe dirigenziale in genere.

I Franza sono il bersaglio principale delle accuse: "Messina vi odia", "Contro i Franza ad oltranza", "Senza Franza rinasce la speranza" e molti altri ancora sono stati gli striscioni esposti durante il corteo, che s'è svolto nel modo più pacifico e tranquillo possibile.

Nel mirino anche il sindaco, Peppe Buzzanca, che è stato accusato di essere "Complice dei Franza": i manifestanti hanno dato vita ad alcuni cori che chiedevano al primo cittadino di tornarsene al suo paese d'origine (Barcellona Pozzo di Gotto n.d.r.) e che lo accusavano di avere permesso di fare ai Franza tutto quello che hanno voluto.

Ovviamente non ci si riferisce solo al Mesisna calcio, ma anche alla rada san Francesco, alla gestione della costa e, soprattutto, alla vicenda stadi che non ha consentito ad altre realtà calcistiche Messinesi di fare ricorso al lodo Petrucci per salvare la compagine biancoscudata nel calcio professionistico.

A proposito di vicenda stadi: mentre il procedimento giudiziario e la vertenza tra comune e società prosegue in modo ferrato, intanto la procura di Messina (sostituti Vito Di Giorgio, Fabrizio Monaco, Francesca Ciranna e Maria Pellegrino) ha chiesto il fallimento dell'FC Messina dei Franza per falso il bilancio: la richiesta è arrivata dopo l'acquisizione da parte della guardia di finanza dei bilanci e di altri documenti quando un mese e mezzo fa gli uomini della Gdf passarono al setaccio la sede della società.
Dovrà essere adesso il collegio fallimentare a decidere se accogliere la richiesta di fallimento o rigettarla.

Intanto però non tutta la cittadinanza s'è detta d'accordo con i manifestanti di domenica.
Molti non hanno voluto partecipare al corteo e addirittura criticano gli organizzatori e i partecipanti.
"Si lamentano dei Franza, però mangiano nella loro ciotola" sostengono.
"Franza fa quello che vuole perchè siamo a Messina. A Catania o Palermo o probabilmente in molte altre città d'Italia, una persona non ci avrebbe mai neanche pensato lontanamente a comportarsi così. In questa città invece tutto è concesso".

La manifestazione di domenica non è limitata alla sofferenza per un calcio che non c'è più, ma è anche e soprattutto da leggere come un fermento dovuto al disagio sociale che attanaglia una città ferma, immobile, che subisce una classe politica instabile e dalle idee un po troppo confuse.

Per questo motivo la gente, ferita, chiede chiarezza: sul calcio, sugli stadi, sull'università, sugli affari e sui poteri. Come recitava quello striscione, c'è l'esigenza di avere "piena luce sui misteri".
E chi chiede di vedere la luce sono coloro che, pur tremendamente feriti, non hanno perso l'orgoglio di essere messinesi.
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MessaggioTitolo: Il Tribunale dichiara fallito il FC Messina   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-11-28, 19:46

27/11/2008
Il Tribunale dichiara fallito il FC Messina



Il Tribunale di Messina ha dichiarato fallito il FC Messina della Famiglia Franza. La sentenza, siglata dal giudice D'Arrigo, è stata motivata dall'esposizione debitoria milionaria della società e dall'incapacità della dirigenza di farvi fronte. L’inchiesta, scattata dopo l’anomala iscrizione del FC Messina in serie D, e curata dai sostituti procuratori Vito Di Giorgio, Fabrizio Monaco, Maria Pellegrino e Francesca Ciranna, ha portato nelle settimane scorse al rinvio a giudizio dei fratelli Franza con l’accusa di falso in bilancio.

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MessaggioTitolo: Crac FC Messina, il perché di un fallimento   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-11-28, 19:47

28/11/2008
Crac FC Messina, il perché di un fallimento

Una situazione a dir poco drammatica quella presentata alla Sezione Fallimentare del Tribunale di Messina presieduta dal giudice Cosimo D’Arrigo dai quattro Sostituti Procuratori: Vito Di Giorgio, Fabrizio Monaco, Maria Pellegrino e Francesca Cirianna.
Un passivo complessivo di quasi 27 milioni e mezzo di euro, un ammontare dei crediti scaduti effettivo di circa 13 milioni e 600 mila euro, 2 milioni e 300 mila euro di debiti verso 44 persone tra atleti e staff tecnico, ed un notevolissimo sbilancio tra mezzi propri e debiti che secondo il consulente della Procura ammonta ad oltre 8 milioni euro. A tutto ciò vanno aggiunte due ricapitalizzazioni anomale con la seconda definita “illegittima”, e il fallimento delle trattative verso i tesserati che come detto in precedenza vantano crediti per 2 milioni e 300 mila euro.
Delle transazioni avviate con ogni singolo, ipotizzando il perfezionamento di tutti gli accordi entro la fine del 2008, ne sono state perfezionate solo cinque su quarantaquattro (il Gruppo Franza affermava invece in una nota del 30 ottobre di averne concluse il 50%!). Andando invece analizzare le due ricapitalizzazioni (datate 20 ottobre e 13 novembre) si scopre che le stesse sono state avviate dalla Cofimer spa, società gestita dai Franza e satellite assieme alla MondoMessina srl del FC Messina Peloro srl.
Nella prima operazione (20 ottobre) la Cofimer ha soddisfatto un credito che aveva nei confronti del FC Messina senza apportare nuova finanza che potesse consentire il pagamento dei creditori andando cosi a determinare una sostanziale alterazione della cosiddetta par condicio creditorum.
La seconda ricapitalizzazione invece (13 novembre) , secondo il Tribunale di Messina è da considerarsi “illegittima” in quanto la legge dice che l’aumento di capitale quando è sottoscritto da un unico socio (in questo caso la Cofimer) deve essere integralmente versato all’atto della sottoscrizione mentre dei 6 milioni di euro stanziati dalla Cofimer, solo il 25% è stato realmente versato mediante un credito vantato nei confronti del FC Messina. Una situazione che ha chiaramente fatto capire l’incapacità del Gruppo Franza nel far fronte alla pesantissima situazione debitoria della società calcistica e che ha portato dunque al provvedimento di fallimento depositato ieri dal giudice fallimentare Cosimo D’Arrigo.
Adesso scatteranno una serie di passaggi con l’obiettivo di salvaguardare i creditori a cominciare dalla nomina del giudice delegato al fallimento (Cosimo D’Arrigo) e del curatore fallimentare che sarà l’avvocato Domenico Cataldo. Inoltre è stato già disposto l’esercizio provvisorio dell’impresa fino al termine della stagione. La squadra dunque potrà continuare il suo campionato di serie D con l’obiettivo di salvaguardare il titolo sportivo da cedere a giugno (si spera) ad una nuova società e senza la gestione dei Franza, che da quest’oggi sono il passato del calcio messinese.

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MessaggioTitolo: Infarto stronca tifoso: rinviata Orlandina-Milazzo   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-12-02, 15:19

Infarto stronca tifoso: rinviata Orlandina-Milazzo
02/12/2008 - di Messina Sportiva; Fonte: www.messinasportiva.it
l derby di Eccellenza tra paladini e mamertini è stato rinviato dopo la tragica scomparsa di un 82enne tifoso ospite che colpito da un infarto è spirato sugli spalti del "Merendino".

L'atteso derby tra Orlandina e Milazzo, valevole per il dodicesimo turno del torneo di Eccellenza, è funestato dalla scomparsa di un tifoso mamertino. L'uomo, un 82enne tifosissimo dei rossoblu, è stato stroncato da un attacco cardiaco mentre le due formazioni prima dell'inizio della gara erano impegnate nelle fasi di riscaldamento.
Vani sono risultati i pronti tentativi di rianimare l'uomo da parte dei componenti dello staff delle due squadre. Inutile anche il soccorso del personale paramedico e l'impiego di un defibillatore portatile in uso alla polizia municipale del centro paladino. Le due formazioni, scosse dalla tragedia consumatasi sugli spalti del "Merendino", hanno concordato di rinviare la gara a data da destinarsi per rispetto dell'uomo scomparso e su istanza della tifoseria mamertina.
L'uomo, cardiopatico, aveva accusato un malore già in occasione della precedente trasferta del Milazzo a Villafranca Tirrena. L'amore per la sua squadra, che seguiva in trasferta da decenni, lo ha portato anche a Capo d'Orlando.
La società del presidente Cannistrà ha anche deciso di listare a lutto il proprio sito ufficiale, in segno di rispetto nei confronti dei familiari dello sfortunato 82enne.
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MessaggioTitolo: Calcio, l'altra faccia delle curve   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-12-02, 15:25

Calcio, l'altra faccia delle curve
02/12/2008 - di Corriere .it; Fonte: www.corriere.it
Feriti e arresti, in calo le cifre della violenza
«Fenomeno ultrà da non criminalizzare»

«Una cosa sono i delinquenti, che vanno combattuti. Un'altra sono gli ultrà, con cui va costruito un dialogo». L'affermazione è di Antonio Manganelli, il capo della polizia, che nel giorno del suo insediamento aveva espresso un sogno: stadi senza forze dell'ordine. Sembrava un'utopia ma, giornata dopo giornata, sta diventando una meta raggiungibile. Perché è vero che i numeri, forniti dall'Osservatorio sulle manifestazioni sportive sull'ultima stagione, che parlano di incidenti in diminuzione e calo di feriti da stadio, vanno letti e interpretati. In 200 gare tra serie A, B e C e Dilettanti, quelle più a rischio, i tifosi ospiti sono stati fatti rimanere a casa. Ma un'altra curva, uno stadio con meno divieti (anche l'altroieri Il Riformista tuonava contro le decisioni del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che rendono l'andare alla partita di pallone un'odissea anche per un padre di famiglia), sono forse possibili. E non solo attraverso la repressione.

Il nuovo questore di Roma, Giuseppe Caruso, vuole ripetere quanto fatto a Palermo: dialogo con le frange più dure della curva. La capitale è una piazza difficile, ma la volontà è ferma e decisa. I funzionari da campo, quelli che i vecchi ultrà li hanno visti crescere e ora si ritrovano con minorenni accecati da un odio senza motivo, lo ripetono da tempo: «Il muro contro muro non serve e fa solo il gioco di chi vuole alzare la tensione». E anche nell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (l'ex Sisde), chiamata da quest'anno a monitorare in maniera più attenta la galassia delle curve, si va diffondendo un'idea: «Non v'è dubbio — si legge in un documento — che tra le fila degli ultrà vi siano delle persone che arrivano a sfruttare l'evento calcistico, con tutto il carosello che l'accompagna, per perpetrare atti vandalici e violenti. Eppure il fenomeno ultrà è anche e soprattutto altro, un mondo estremamente vivace, palpitante, ricco, che costituisce un potenziale sociale importante. È necessario pensare a nuovi modi per arginare la violenza e l'aggressività, ma anche per valorizzare un bacino di energie ed emotività sociali forti».

Tutto questo mentre una corrente di pensiero che invita, un po' come faceva il professore Keating con i suoi studenti ne «L'Attimo fuggente», a guardare il mondo delle curve da un'altra prospettiva si sta facendo, pian piano, largo. Fatta da chi, arrampicato su una balaustra o in piedi nel secondo anello, ha avuto una sorta di iniziazione alla vita. È il caso di Enrico Brizzi, lo scrittore cresciuto nella curva Andrea Costa del Bologna. «La curva è l'unico grande centro di aggregazione giovanile. E non ci sono i mostri giunti da un passato remoto per massacrarci tutti mentre mangiamo i nostri "quattro salti in padella" in ciabatte davanti alla televisione». È allineato e coperto Valerio Mastandrea, l'attore romano che una volta si presentò nel salotto televisivo di Maurizio Costanzo con il volto tumefatto per aver preso un seggiolino in faccia durante una trasferta al seguito della squadra giallorossa. «Non criminalizzate le curve» è il suo grido di battaglia. «Giornalisti e intellettuali il mondo della cultura ultrà e le curve non li conoscono proprio. Ci si facessero una bella immersione prima di sparare sentenze».

Magari attraverso la lettura di alcuni libri. Dove la curva non è il miglior mondo possibile. Ma neanche un girone infernale. Sentire Elisa Davoglio, una poetessa che non sognava Beckham, né di fare l'ultrà. Ma, per «Onore ai diffidati», si è calata tra odore acre dei lacrimogeni, cariche della polizia e regolamenti di conti per interessi economici. E dipinge così gli ultrà. «Hanno valori e ideali in una società che ne ha sempre di meno e dove la politica è sempre più di assente». Giovanni Francesio ha fatto il percorso inverso. Dopo una vita, o una buona fetta di essa, passata sugli spalti ha raccontato in «Tifare contro» quello che gli ultrà non dicono. «Ho fatto migliaia di chilometri di trasferte, sono stato coinvolto in scontri con tifosi avversari e forze dell'ordine. Sono scappato e ho avuto paura, ma ho provato le uniche emozioni collettive della mia vita, a gioire e soffrire insieme agli altri, a sentirmi parte di un mondo "libero e vero". Ma fuori di lì, nessuno aveva la più vaga idea di cosa fosse veramente quel mondo, per me cosi importante(...)un mondo schizofrenico, sempre impegnato a combattere contro tutto e tutti, compreso se stesso».

Michele Monina, nel suo viaggio, ora ironico ora crudo, di «Ultimo stadio» annota, con acuto spirito di osservazione, quello che non va nelle domeniche della gente di curva. «Qui sono a casa mia» urla, alla fine, pur tra personaggi con enormi cicatrici in viso e una violenza incombente. Perché, come accade nei siti internet di controinformazione, nessuno parla mai di un mondo di angeli. Gli sbagli e gli errori degli stessi ultrà («Che hanno nella loro complessità sia la forza che la grande debolezza», spiega Enrico Brizzi) non vengono mai taciuti. Ma, allo stesso tempo, non ci stanno a passare sempre per demoni e, spesso, raccontano un'altra storia, rispetto alla vulgata ufficiale. E, soprattutto, vogliono la verità. Dall'11 novembre 2007, la domenica della tragedia di Gabriele Sandri, non c'è partita, internazionale o amichevole, in cui da tutte le curve d'Italia non parta la richiesta di «giustizia» per il tifoso laziale, ucciso da un agente di polizia. Tra le forze dell'ordine (-48%) e i tifosi (-20%) è calato il numero dei feriti. Anche se sono ancora troppe le partite con divieti, limitazioni e settori ospiti chiusi. I presidenti dei club non ci stanno. E si iscrivono anche loro al partito del dialogo. Di chi vuole un ritorno alla normalità. Anche attraverso il dialogo con gli ultrà.
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MessaggioTitolo: Ultras, la battaglia degli striscioni   NOTIZIE ULTRAS - Pagina 4 Icon_minitime2008-12-02, 16:02

Ultras, la battaglia degli striscioni
Dal marzo del 2007 è vietato introdurre drappi negli stadi senza l'autorizzazione della Questura. Una misura contestata dal mondo delle curve perché danneggia la cultura popolare del tifo. Domenica i gruppi della gradinata sud della Sampdoria hanno organizzato un corteo in nome della libertà di pensiero
Tomaso Clavarino


Domenica, a Genova, la partita dei tifosi sampdoriani è iniziata ben prima delle 15. Si sono radunati alle 12.30 davanti alla stazione di Brignole e da lì sono partiti in corteo fino allo stadio Luigi Ferraris. C'erano tutte le componenti della tifoseria blucerchiata: tutti i gruppi ultras della gradinata sud, Federclub, anziani, giovani, donne e bambini. In tutto 2500 persone (300 secondo la Questura) che, con cori, fumogeni, megafoni e striscioni hanno attraversato le strade del capoluogo ligure per chiedere di poter appendere il loro nome negli stadi: «Rivogliamo i nostri striscioni». Un problema, quello del divieto di accesso negli stadi di striscioni senza previa autorizzazione, che tocca tutti i tifosi italiani. Di qualunque fede calcistica. Dal più sfegatato che urla in gradinata al più pacato che segue la partita seduto nei distinti. «Questo divieto è inspiegabile - afferma Carlo, vecchio ultras doriano - si richiede un'autorizzazione per far entrare gli striscioni quando è sempre successo che la domenica mattina la polizia controllava tutti gli striscioni che venivano portati dentro lo stadio e sequestrava quelli ritenuti violenti od offensivi». Che poi la polizia non facesse bene il suo lavoro, facendo entrare svastiche e celtiche, è un altro discorso. I tifosi la vedono come una limitazione del loro diritto di esprimersi, ed è anche per questo che in mezzo al corteo di domenica capeggiavano degli stendardi con l'articolo 21 della Costituzione italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». L'anno scorso uno striscione con queste parole del gruppo Ultras Tito Cucchiaroni fu bloccato all'ingresso dello stadio: non era stato chiesto il permesso.
Una limitazione assurda che, emanata dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive sull'onda emotiva della morte dell'ispettore Raciti, non ha altro effetto che minare la cultura popolare del tifo. Niente più tamburi, fumogeni, megafoni, striscioni, niente più coreografie se non preventivamente approvate. Tutti seduti a mangiare pop corn e vedere le ragazze pon pon che fanno i loro stacchetti, un po' come avviene in America. E' questo quello che temono i tifosi. Non solo gli ultras, come si cerca di far credere. «Oggi c'erano anche anziani e federclub in corteo - continua Carlo - non solo noi ultras, brutti, sporchi e cattivi. E' un problema sentito da tutti, perché sono divieti assolutamente incomprensibili, che non mirano a limitare la violenza, obiettivo che personalmente condivido in pieno, ma a disgregare i gruppi di tifosi, annientando il loro modo di essere e il loro modo di tifare». Viene spontaneo chiedersi allora perché fare un corteo a distanza di più di un anno dall'emanazione di questa delibera del marzo 2007: «parlo a titolo personale - prosegue Carlo - ma credo che sia dovuto al fatto che pur avendo portato avanti con coerenza questa battaglia per una anno, non esponendo striscioni, rimanendo fuori dallo stadio per protesta e via dicendo, ci si è resi conto che ormai, a livello di tifoserie, si è rimasti quasi da soli a combattere questa battaglia. Per cui bisognava alzare la testa e un corteo colorato e partecipato è il modo migliore per farlo».
Sul rifiuto delle più anti-democratiche tra le norme anti-violenza, il fronte delle tifoserie italiane ha ceduto già da tempo. Si contano sulle dita di una mano quelle che si ostinano a non portare all'interno degli stadi i loro striscioni. Quasi tutte sono scese a compromessi con l'Osservatorio, presentando regolari richieste d'autorizzazione per far entrare i loro drappi. Da Firenze a Milano, da Torino a Roma, sono sempre di più gli striscioni che vengono esposti col nullaosta della Questura. Ogni striscione che viene appeso è un colpo alla battaglia, non solo ideologica, che altre tifoserie stanno portando avanti contro queste norme. Purtroppo riuscire ad arrivare ad un'unità di intenti tra le varie curve italiane è difficilissimo, troppe le differenze, troppa la politica che serpeggia sugli spalti, troppi di conseguenza gli interessi che vi sono dietro. Il rischio concreto è che chi si oppone rimanga sempre più isolato e che, per non rischiare di sparire, si debba accodare e cedere come gli altri. Ieri il ministro dell'interno Maroni ha ribadito che tutte le norme del pacchetto anti-violenza (dal divieto di trasferta a quello sugli striscioni) «continueranno fino al termine del campionato: sono severe ma funzionano, perché tornare indietro?». Chi ama il calcio e il tifo rumoroso, colorato e goliardico, può solo augurarsi che baluardi di resistenza come gli ultras doriani ma anche quelli di Lecce, Reggio Calabria, Bergamo e Parma, non si arrendano a chi li vuole muti e sprofondati in poltrona davanti alla pay-tv.

Fonte "il manifesto" del 25 Novembre 2008
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