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 No alla tessera del tifoso

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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-04-23, 12:31

ULTRASBLOG di Vincenzo Abbatantuono

NO AL FUTBOL NEGOCIO, NO AL CALCIO MODERNO, NON AU FOOTBALL MODERNE - di VINCENZO ABBATANTUONO con la collaborazione di DOMENICO MUNGO e SIMONE STARA
13 aprile 2010

COME IL CHIP DEI CANI

Avete presente quelle lunghe file alle casse dei supermercati a cui dovete sottoporvi ogni volta che andate a fare la spesa ?

Un etichetta RFID

Forse tra qualche anno non le vedrete più. Non perchè non andrete più a fare spesa ma perchè grazie alla tecnologia RFID sarà possibile calcolare il totale di quanto acquistato senza togliere la merce dal carrello e senza dover quindi passare ogni singolo oggetto sotto al lettore di codice a barre.
http://www.comefunziona.net/arg/rfid/

LA TESSERA DEL TIFOSO UTILIZZERA' LA TECNOLOGIA RFID. L'acronimo RFID sta per Radio Frequenza Identificazione a Distanza. Le tessere che il Ministero dell'Interno vuole sono dei chip che grazie alla piattaforma telematica della Telecom saranno in grado di TRACCIARE i suoi possessori ovunque. Cosa trasmette questo chip? I nostri dati, chi siamo, e tutto quello che il Ministero in realtà voglia metterci dentro.
Benvenuti nel mondo di Maroni, dove gli ultras mettono il chip, come i cani.
Vincenzo

Fonte: http://www.ultrasblog.biz
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-05-29, 11:59

Zamparini: "Tessera tifoso? De Rossi ha ragione"


"E' sbagliato schedare le persone, è una limitazione alla libertà"

La tessera del tifoso l'ha sempre catalogata sotto la voce 'limitazioni della libertà personale'. Non ha mai fatto mistero della propria posizione, Maurizio Zamparini. E, adesso che l'argomento è tornato di stretta attualità, soprattutto dopo le dichiarazioni di Daniele De Rossi dal ritiro premondiale in alta quota dell'Italia, il presidente del Palermo rincara la dose. “La tessera del tifoso è una palese limitazione della libertà. Ritengo sbagliato schedare le persone, i tifosi veri, bisogna ragionare prima di prendere certe decisioni; le istituzioni non coinvolgono persone come me che hanno 25 anni di esperienza calcistica alle spalle”.

Il Palermo ha già varato la propria tessera del tifoso, “subendola”, come tiene a precisare lo stesso Zamparini. Che non evita le polemiche ed entra nel merito della questione con brutale franchezza. “Per anni - dice - non hanno colpito i veri tifosi violenti e adesso ecco questa tessera. Va però sottolineato che tante brave persone non la faranno e di certo non si può impedir loro di recarsi allo stadio per assistere alle partite”.

Zamparini, da buon liberale (“ma non sono un rivoluzionario”, ha sempre specificato), in passato aveva già bocciato iniziative come il 'Salary Cap' e la possibile limitazione degli ingaggi ai calciatori che, a suo dire, avrebbero “favorito gli accordi poco trasparenti”, fra i procuratori ed i club. Adesso, il presidente del sodalizio rosanero è tornato sulla tessera del tifoso, ribadendo la propria posizione che poi è anche quella del Palermo. “Viviamo in uno Stato di polizia - sottolinea - la libertà è un valore lontano da noi ed è il valore più importante della nostra vita. Una cosa irrinunciabile. Guai a limitarla”.

Riguardo De Rossi, che Zamparini criticò nel 2006 dopo la sfida mondiale Italia-Stati Uniti, per la gomitata inferta ad un avversario e la relativa espulsione che lasciò gli azzurri in dieci, l'opinione del re degli ipermercati è completamente cambiata. Il giocatore della Roma ieri in conferenza stampa ha elogiato gli ultrà e criticato l'aggressione a Stefano Gugliotta, picchiato dagli agenti dopo il derby dell'Olimpico di Roma. “A me personalmente - fa notare Zamparini - De Rossi sta simpatico. Il mediano della Roma è una persona aperta ed ingenua, perché ha detto quello che pensa, sul calcio, sul tifo e sulla tessera del tifoso. Naturalmente le sue parole sono state strumentalizzate. Ha parlato di una violenza nel mondo del calcio ed ha parlato della polizia, il cui operato nessuno mette in dubbio”.

Fonte: http://www.datasport.it
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-05-29, 12:37

Anche Zamparini, ma tutti tengono al silenzio in questo caso.. forse perche' e' veneto e quindi Maroni non vuole creare tensioni, non come con il romano de rossi... pensiero mio.
Comunque anche se magari per proprio tornaconto personale, mi fa piacere che abbia parlato pure Zamparini, d'altronde l'attacco fatto al romano e' solo pretestuoso, non si entra nel merito, e Manganelli non s'indigno' quando colpirono Gugliotta i suoi , o Cucchi, o Sandri, ecc.
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-05-31, 14:53

Come svuotare gli stadi

(IL FATTO QUOTIDIANO)
Ho cominciato a dubitare del futuro del calcio, temendo stesse imboccando una china apocalittica, quando l’attuale presidente del Consiglio, allora a capo del Milan, suo primo e vero veicolo di consenso popolare, designò chi assisteva alle partite, i tifosi, gli sportivi, gli appassionati, gli esteti, i fanatici, gli ultras e l’umanità più varia della tribù dello stadio con il termine, orribile e offensivo, di “clienti ”. Nella sua visione ottusa e commerciale della vita e del sentimento, dell’appartenenza e dell’emozione e, forse, praticamente di tutto, ognuno è cliente di qualcuno o di qualcosa. Dunque, come tale, diventa obiettivo di una strategia di marketing. Leggere, perciò, che la tessera del tifoso è uno strumento di fidelizzazione a beneficio delle società di calcio, sorprende solo quelli che nell’ultimo decennio sonnecchiavano senza accorgersi dei cambiamenti epocali di un ambiente diventato industria e azienda. Nessun rimpianto di un passato arcaico e senza regole, quando il calciatore era merce di scambio e non aveva nemmeno il potere di accettare o meno un trasferimento. Nessuna nostalgia dei vecchi mecenati, tronfi e narcisi, che erano meglio degli attuali solo perché una stampa, autocensoria e trionfalistica, ne tralasciava i difetti lodandone solo il potere e il censo. Nessuna voglia di ripiombare in stadi cupi e senza vie di fuga, promiscui e grotteschi, dove comunque entrava di tutto, come testimoniano i morti di Salerno (Giuseppe Plaitano, 1963, Salernitana-Potenza) e all’Olimpico (Vincenzo Paparelli, 1979, durante il derby). No, niente di tutto questo. Oltre alla derubricazione del calcio a ramo della grande distribuzione, una sorta di prodotto omologato perché senza distinzioni e specificità, spaventa l’obiettivo di fondo: rendere lo sport, questo sport, un elemento per tifosi ufficialmente riconosciuti. Mi chiedo: e gli altri? Per esempio, i non tifosi, ma gli amanti del gioco? O gli appassionati puri? O quelli che si sono dimessi da tifosi? O le donne, sempre più numerose, che non sono categoria e no collettivo, sfuggendo a qualsiasi catalogazione? E gli interisti che, dopo Mourinho e la tripletta, si sono messi in sonno temendo di non poter rivivere un’altra stagione così trionfale? E i timidi, i puri, i deboli di tifo? Più che un’organizzazione per censire tutti gli spettatori, il progetto avrebbe dovuto tener conto della trasversalità che il calcio dona in misure diverse, e tutte rispettabili, ad una parte consistente dei suoi consumatori (termine etimologicamente diverso da clienti). Invece così si tende ad una semplificazione di massa che non sarà utile nemmeno ai club che vuole fidelizzarli. Intanto, perché inevitabilmente ne fidelizza solo una parte; poi, perché anziché avvicinarli allo stadio – allo spettacolo dello stadio, all’odore e al sapore dello stadio – li allontana. L’effetto di questa politica, anziché devastante come meriterebbe, non fa altro che spingere “clienti” verso la televisione a pagamento, il surrogato del botteghino, dove si affollano le masse, ignare di perdere la propria identità calcistica a beneficio di una visione della partita strumentale e, a volte, perfino manipolata. Parlo proprio della struttura del racconto, della consequenzialità delle immagini e della aderenza dei commenti al reale e al vissuto. Una prima, nemmeno troppo larvata forma di condizionamento.
La tessera del tifoso, in vigore dall’inizio della prossima stagione e contro la quale si organizzano manifestazioni, è l’altra faccia della card televisiva. Entrambe limitano (senza la tessera del tifoso non si potrà più seguire la propria squadra in trasferta, senza card non si vede la partita in tv), entrambe costano (la tessera dovrebbe aggirarsi sui dieci euro), entrambe identificano (nome e cognome utilizzabile per acquistare), entrambe saranno strumenti di marketing per rimpinguare ponderose mailing list dei “clienti” cui propinare ciarpame spacciato da merchandise.
Il resto è pretesto. Cosa significa sostenere che tra i vantaggi ci saranno i percorsi preferenziali all’interno degli stadi o di avere accessi con controlli limitati? Forse, com’è nella cultura del governo che l’ha concepita, che esistono tifosi di prima classe e tifosi di categorie inferiori?
E’ probabile, se non fosse che siamo di fronte ad un controllo sociale con scopi di lucro e con l’intenzione di moltiplicare gli introiti di club sempre più famelici, disperatamente intenti a mantenere la propria sussistenza, spesso in pericolo. Da rifiutare, in toto, l’idea che la tessera stabilisca un senso di appartenenza e che chi vuol andare alle partite debba per forza aderirvi. Una volta, non esattamente nel Giurassico, per appartenere, sempre che lo si volesse, bastava l’a bbonamento, un biglietto o una bandiera. Ora che serva la tessera, sembra solo una degenerazione, e nemmeno la più convincente. Diverso, anche se ambiguo, l’afacspetto relativo alla sicurezza. Per ottenere la tessera del tifoso è necessario non essere sottoposto a Daspo, l’osceno acronimo che indica il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, in base alle legge del 13 dicembre 1989. Cito l’anno, né per pedanteria, né per precisione. Ma perché la legge esiste da più di vent’anni e per applicarla non c’è bisogno di passare dall’invenzione della tessera. Strumentale, infine, che la si crei nel momento in cui aumentano a dismisura e, a volte, senza effettiva ragione di ordine pubblico, le disposizioni del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (l’inutile e dannoso Casms, altro mostro prodotto dall’Osservatorio del ministero degli Interni): se, infatti, le trasferte sono sempre più vietate, a cosa serve la tessera per le trasferte? Tutto converge verso una burocratizzazione che scoraggia sia i veterani del tifo e della passione, sia i ragazzi, le ragazze e le fantomatiche famiglie che, in futuro dovrebbero scendere ad affollare lo stadio cinema-ristorante- supermercato, lo stadio mall della fantasia perversa di alcuni tecnocrati, mentre la partita c’è, oppure no, visto che l’importante è fare soldi in qualche modo. Perché allora tutta questa mobilitazione verso il tesseramento del tifoso? Forse, in fondo, per farlo recedere dall’andare allo stadio e aver avuto ragione a costruirne di piccoli, sempre più piccoli e adatti alle riprese tv. Forse per avere un motivo in più per dire che il calcio è sempre più e solo spettacolo televisivo. Dunque, da cambiare e da rendere sempre più affine a quel linguaggio, anche quanto a pause e interruzioni. Forse per arrivare ad un calcio inodore e insapore dove il pubblico altro non sia se non una quinta teatrale interpretata da attori scelti e fedeli. Affinché si compia l’oscura previsione del signor B. che, da presidente del Milan, a San Siro voleva solo i propri tifosi, capaci di interpretare gli osanna senza distinzioni e dissonanze.
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-06-26, 13:05

Tessera del tifoso: chi ci guadagna?

Tessera del tifoso osteggiata dai tifosi, inutile e perfino pericolosa.

Avremmo potuto raccontare ancora una volta di privacy a rischio, violazioni costituzionali o diritti negati. Cose forse troppo intangibili per non essere sacrificate in nome della dea Sicurezza. Abbiamo, invece, per una volta spostato l’attenzione sulle cose concrete: sui soldi, quelli che noi tutti guadagnamo a fatica e decidiamo di spendere per una passione.

La domanda che ci poniamo è: chi ci guadagna con questa maledetta tessera?

Dicono che sarà uno strumento di fidelizzazione dei tifosi. E quindi dovrebbero guadagnarci le società. Ma sappiamo bene che il tifoso di calcio, per definizione, è fedele. Le società quindi non ne ricaveranno nulla, motivo per cui molte di esse non hanno mai nascosto lo scetticismo riguardo al progetto.

Saranno forse i tifosi a trarne vantaggio, tramite raccolte punti simili a quelle dei distributori di carburante o dei supermercati? Difficile pensarlo, forse arriverà qualche gadget ma calcolando costi di emissione e gestione, forse neanche per loro si profilerà una convenienza ad avere questa strana specie di carta di credito in tasca.

Ecco, ci siamo! Carta di credito = banche. Altro che fidelity card o documento di identità!

La tessera del tifoso è una carta di credito e le banche saranno gli unici soggetti a guadagnare, e tanto, dal fatto che sarà obbilgatoria per accedere ai settori ospiti degli stadi italiani.

Facciamo due conti. Ogni tessera avrà un costo di rilascio pari a dieci euro, proprio come una carta di credito ricaricabile con tanto di codice IBAN – International Bank Account Number .

Il tifoso dunque sarà costretto compiere operazioni bancarie per l’acquisto dei biglietti delle partite con inevitabili commissioni.

Ovviamente per incentivarne l’uso saranno previsti sconti sul merchandaising, agevolazioni riguardanti la priorità di acquisto e di prelazione dei biglietti ecc…

Non siamo noi a ipotizzarlo. Nel sito dell’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive, si specifica chiaramente che per i possessori di tessera “E’ favorita la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici da parte delle società (accumulo di punti, diritto di prelazione per l’acquisto di biglietti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill, sponsor, ecc.).

A buttarsi subito nella fantastica avventura della tessera la Lega Pro la cara vecchia serie C, sul cui sito si legge che “Ottenere una carta di pagamento ricaricabile Visa con un proprio IBAN (…) consente di (…) trasferire in real time denaro da una carta all’altra (card to card) (…) Maggiori servizi e benefici concreti: premi, merchandising, biglietti, convenzioni (…) La tessera rappresenta un borsellino elettronico che consente di fare operazioni di varia natura, acquisti online, prelevare contanti, trasferire denaro, ricaricare il telefonino”.

Che bello! Centinaia di migliaia di movimenti bancari e denaro depositato su questi borsellini elettronici, a cui non è riconosciuto un centesimo di interesse attivo. Sia chiaro, questa massa di soldi depositata sotto questi mattoncini virtuali non frutta nulla al risparmiatore ma non alle banche, che potranno disporre di soldi contanti e freschi per altre operazioni a scopo di lucro.

Inoltre, sempre le banche, potranno gestire al meglio i dati di potenziali clienti a cui potranno offrire ogni genere di servizio (conti correnti, fondi di investimento ecc.) perchè la speculazione non si ferma mai!

Trai tifosi della tessera del tifoso, oltre al ministro dell’interno Maroni, il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, Giancarlo Abete. Piccola nota di gossip: il fratello di Giancarlo Abete si chiama Luigi ed è vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e presidente della BNL (Banca Nazionale del Lavoro).

Quella della tessera del tifoso sembra una storia uscita da un romanzo, scritto a quattro mani da Orwell ed Ezra Pound, in cui si celebrano le nozze tra controllo sociale e speculazione!

Fonte: http://freedomforfans.wordpress.com
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-06-28, 13:43

Il calcio triste dei tifosi inutili

Il calcio moderno tradisce la passione dei tifosi. Li trasforma, da protagonisti, in inutili orpelli di un prodotto opaco e privo di trasalimenti. Inevitabile che la memoria torni indietro. Al calcio di una volta. Recuperarlo sarebbe forse impossibile. Tuttavia trascinarlo in questo modo verso il baratro è crudele.

C’era una volta il tifoso vero, razza ormai in via di estinzione. Quello che, il giorno prima o la mattina stessa in cui scendeva in campo la sua squadra del cuore, dava un’occhiata al tempo e al portafoglio. Rifletteva, tra sé e sé, sull’opportunità o meno di andare a vedere la partita. Alla fine, come sempre, la ragione veniva inesorabilmente sconfitta. E così si avviava verso lo stadio, con la sensazione dentro di andare a fare qualcosa di buono e di utile. Senza chiedere niente in cambio, salvo una briciola di felicità. Saliva in macchina o in treno (quando si giocava in trasferta) e partiva verso l’avventura con lo spirito di un bambino. Magari portandosi dietro anche la prole. Per abituarla, fin dalla tenera età, ad amare le maglie sopra ogni altra cosa e a vivere la partita in diretta. Così come dovrebbe essere. Perché, a prescindere da ogni altra considerazione, le maglie non andrebbero mai lasciate sole. Accada quel che accada.

Poi ha iniziato a diffondersi il tifoso per caso. Quello che, impigrito dalle comodità dell’era moderna e ricattato dalla pay per view che gli consente di seguire la partita in pantofole nel confortevole tepore del salotto di casa, ha progressivamente rarefatto la partecipazione diretta all’evento. Prima ha iniziato a saltare le trasferte e, poi, anche le partite in casa. Quindi ha deciso di restringere la sua partecipazione a pochi eventi topici (playoff, playout, festeggiamenti per la promozione e/o la salvezza). Forse anche in ossequio al presenzialismo ossessivo, che pervade tanta gente e ha ben poco a vedere con la passione genuina.

Nei nostri tempi opachi viviamo l’era del tifoso inutile. L’avvento dei troppi organismi deputati al controllo dell’ordine pubblico (Casms, Osservatorio, Questure, Prefetture e quant’altro) ha dato il colpo di grazia alla già labile voglia di calcio che c’era in giro. Biglietti nominativi, tessera del tifoso, prefiltraggi, tornelli, chiusura dei botteghini ad orari impossibili, divieto di trasferte, settori chiusi, impianti fatiscenti ridotti a cattedrali nel deserto. Soprattutto in Lega Pro questo tipo di approccio dirigistico è stata la mazzata decisiva. Gli stadi, salvo qualche rara e meritoria eccezione, sono desolatamente vuoti.

Il fatto è che, secondo il discutibile ragionamento di quanti dovrebbero gestire al meglio il bene comune in tutte le sue manifestazioni, il tifoso non serve più da traino al calcio. Quanto meno non a questo orribile calcio moderno, che ne ha di fatto inaridito tutte le radici. Il tifoso è stato trasformato in un accessorio inutile, se non perfino ingombrante. Meglio tenerlo lontano. Meglio affidarsi a uno spettacolo virtuale. Da giocarsi in grigi e artificiali scenari di cartapesta.

Eppure, come ha osservato in tempi non lontani il presidente della Lega Pro Mario Macalli in varie interviste, la chiusura degli stadi o di alcuni suoi settori, è un vero e proprio obbrobrio che inaridisce la principale fonte dei ricavi del calcio minore. “Il botteghino è una delle poche risorse, ma se le gare più importanti vengono vietate ai tifosi, è finita. Se ci sono le rapine in banca si dà la caccia ai rapinatori, non si chiudono le banche”, ha dichiarato lui stesso in un’intervista.

Tutto ciò avviene, paradossalmente, in un mondo globalizzato. Nel quale gli spostamenti sono ormai incredibilmente rapidi e agevolati dai moderni mezzi di trasporto. Il che consentirebbero di prendere, all’ultimo tuffo, la decisione di seguire la squadra del cuore. Di farlo tutte le volte che se ne ha voglia, secondo le proprie scelte. Come dovrebbe essere in un paese libero. Oggi muoversi più o meno liberamente è possibile (quasi) a tutti, meno che all’inutile tifoso dell’ormai altrettanto inutile calcio in cui i nostri (opachi) dirigenti hanno trasformato il gioco più bello del mondo.

Da illusi sognatori non ci resta che voltarci indietro. Per recuperare, grazie alla memoria, quei ricordi mai patetici che ci consentono di proseguire un percorso che si è fatto alquanto aspro. E continuare a raccontare un calcio triste e infelice nel quale i tifosi, e noi con loro, non si riconoscono più.

Sergio Mutolo

Fonte: http://www.calciopress.net
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-07, 13:09

Tessera del tifoso. Tra banche marketing e controllo sicuritario

Ci siamo quasi o, ci dovremmo essere. All’inizio della stagione calcistica 2010/2011 dovrebbe partire la tanto decantata “Tessera del Tifoso”. Tanto si è sentito e tanto si è scritto, ma, nonostante questo, la tessera viene ancora descritta dai più come una semplice affiliazione alla propria squadra del cuore. Nei miei precedenti articoli avevo segnalato alcune delle nefandezze che questa tessera proponeva allo scopo di mantenerci in linea con la società del consumo e del controllo nella quale viviamo. Il Dott. Maurizio Martucci [nella foto sopra], giornalista e autore di diversi libri, ha segnalato, attraverso numerosi articoli, un’ulteriore e interessantissima falla di questa tessera, il micro-chip a tecnologia Radio Frequency Identification (RFID). lo abbiamo incontrato e gli abbiamo posto qualche domanda.

Inizierei subito con il chiederle: quale differenza c’è tra la Tessera del Tifoso italiana e quelle già in uso nelle altre nazioni europee?


La differenza è sostanziale, oltre che di genesi. All’estero la tessera del tifoso è esattamente il contrario del nuovo ‘Modello Italia’ voluto dal Ministro Maroni e dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. In Germania, Portogallo, Spagna e Inghilterra la tessera del tifoso non è obbligatoria ma facoltativa. Viene vissuta come un privilegio, non come un’imposizione calata dall’alto. E non é necessaria per abbonarsi allo stadio. Non è una carta di credito e nemmeno una carta ricaricabile. Le carte al consumo col brand di banche o circuiti di intermediazione finanziaria, American Express, MasterCard o Visa sono ben altro. Ad esempio Chelsea e Liverpool offrono ogni anno delle vere e proprie ‘Priority Card’, cioè carte di priorità, delle membership card per avere il diritto di prelazione all’acquisto dei biglietti prima di altri tifosi. E’ una fidelizzazione attiva del fan alla vita del club: più stadio vivi, più trasferte fai, prima degli altri puoi prenotare il tuo posto per andare in trasferta a Birmingham o Manchester. E non c’entrano niente i gadget né le banche. Non è una fidelizzazione necessariamente commerciale come in Italia, dove si parla forzatamente di sconti per stazioni di servizio dell’Autogrill o di merchandising. E poi, oltretutto, deve ancora essere presentato un ventaglio di servizi e prodotti. Pensate: stanno vendendo queste carte senza nemmeno informare il consumatore su quali offerte potrà contare: bel modo di fare marketing! Farebbe inorridire ogni studente universitario alle prese con una progettazione di start-up, di lancio sul mercato di un nuovo prodotto. Ti dicono: “Tu intanto prenditela, poi ti diremo cosa farci!” Nei paesi iberici invece la tessera del tifoso ti da diritto ad entrare davvero nel cuore del club: i tifosi di Barca, Benfica, Sporting e Real Madrid con queste carte ci eleggono pure il presidente, insomma entrano in prima persona nelle questioni decisionali. Ti dicono: preferisci Florentino Perez o Laporta per la presidenza? Una tessera, un voto in assemblea. Esattamente l’opposto dell’Italia, dove il tifoso sarà un soggetto passivo, forzato solo ad obbedire e pagare, a farsi mungere il portafogli con la scusa dell’amore per la maglia. Ma lo deve fare, sennò si scorda lo stadio! Sono certo di una cosa: se prima di iniziare questo tormentato programma avessero chiesto un parere preventivo ai tifosi, dicendo: “Abbiamo pensato questa carta. Si chiamerà Tessera del Tifoso. Siete favorevoli o contrari? La volete? Si o no?”. Immagino le risposte della gente. Un plebiscito. E invece non hanno chiesto niente a nessuno. Si sono armati e sono partiti. Ecco le conseguenze…

Chi potrà usufruirne e chi no? Ci saranno dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B proprio come i campionati di calcio nostrani?

Pensata come strumento di contrasto al fenomeno della violenza nel calcio, stiamo assistendo al più classico scarica barile, ad una sorta di politica nel nome di Ponzio Pilato. Le società se ne lavano le mani. Provate a chiedere ad un direttore di marketing di Serie A, B o Lega Pro se al momento della vendita della sua tessera del tifoso riuscirà a garantirvi l’incolumità fisica dentro e fuori lo stadio, in casa o in trasferta. Sai cosa ti diranno? “Non dipende da noi”. A no? E da chi deve dipendere? Eppure il contratto lo stipulate voi! Eppure negli stadi la sicurezza la garantiscono le società con gli steward, che sono loro personale interno! La discriminante è la legge: non c’è una legge dietro il programma tessera del tifoso, e ogni società adotta arbitrariamente le sue soluzioni. Ad uso e consumo privato, alla faccia del legislatore! Un’anomalia tipicamente italiana. Siamo alla deregulation: Modena, Cesena e Bologna la negano a chi ha dei carichi pendenti. Roma, Lazio, Samp, Varese e Figline hanno rispolverato una legge del 1956 che parla di diffida del Questore per dediti all’ozio, vagabondaggio, spaccio di droga, sfruttamento alla prostituzione. E che c’entra un foglio di via per questi reati col calcio? Tutti i club la vietano ai destinatari di DASPO e ai condannati per reati da stadio anche in primo grado. Ecco il punto: e se uno viene assolto in appello o in cassazione? Dov’è il garantismo e il presupposto di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio? Il TAR del Lazio si pronuncerà sull’incostituzionalità dell’art. 9 L. 41/07, magicamente sparito nel nulla dai contratti! Capitolo DASPO: chi c’è l’ha… già lo scorso anno non poteva comprare i biglietti nominativi e non entrava allo stadio. Dov’è la novità della tessera del tifoso? Siamo all’isterismo normativo… Il prossimo anno dovremmo chiederci se il nostro vicino di posto ha scontato una condanna per evasione fiscale, omicidio o pedofilia. E non per quale squadra tifa…

Ma non doveva servire solo per garantire di seguire la propria squadra nelle trasferte?

Si, ma guardiamo il precedente dell’ultimo Genoa-Milan: da Milano 371 milanisti avevano comprato i biglietti con regolare tessera del tifoso alla mano. Volete sapere qual è stata la loro garanzia? Nulla! Trasferta vietata e partita giocata con lo stadio a porte chiuse per problemi di ordine pubblico! A mio avviso la situazione potrebbe anche peggiorare. Perché per le prossime trasferte molti potrebbero evitare il settore ospiti, mischiandosi nelle tribune o nelle curve confinanti. Con quali caotiche conseguenze? Si tornerebbe ad una condizione tipica degli anni ’80, quando i tifosi avversari erano a contatto con quelli di casa. E intorno c’era il cordone della Polizia a sorvegliarli. E’ già successo a Siena-Roma. Si pensa di risolvere un problema e se ne creano altri. Come il tira e molla della coperta. Coprire da una parte per scoprirne un’altra. Per cose di questo tipo sono successi l’Heysel e le morti di Filippini, Di Maio…

Come mai una semplice tessera che, come dicono, servirebbe semplicemente alla fidelizzazione con il proprio club ha bisogno di un codice IBAN (International Bank Account Number) e di un relativo contratto con la banca di turno?

Non è proprio così. Sapendo che non potevano imporre l’apertura di milioni di conti correnti bancari ex novo ai tifosi di calcio italiani, si sono limitati a realizzare carte ricaricabili, tipo bancomat al possessore, cioè spendi moneta elettronica finché ci ficchi dentro moneta cartacea. E’ il paradiso delle banche: liquidità in cambio di virtualità! Statistiche alla mano, è un mercato potenziale di circa 4 milioni di nuove tessere del tifoso, cioè di circa 4 milioni di nuove carte ricaricabili da attivare dall’oggi al domani. Ogni operazione, tipo una ricarica o una movimentazione standard, costa in media 1 euro. Ogni carta, cioè ogni tessera del tifoso venduta, in media costa 10 euro. Moltiplicate per 4 milioni di clienti… e il conto totale è presto fatto. E le statistiche dicono che ogni carta ricaricabile fa in media tra le 12-14 movimentazioni annue. Almeno siano onesti: parlino apertamente di tessera del tifoso esclusivamente per una fidelizzazione economica. Perché di per sé il tifoso nasce già fedele. Ma a loro interessa legarlo economicamente, non affettivamente….

E la privacy? E Il micro-chip a tecnologia Radio Frequency Identification?

E’ un micro-chip che memorizza dati, localizzandoli anche geograficamente, canalizzandoli dentro un data base a disposizione di Club, società emettitrici delle carte (ad esempio la Lazio ha la carta con Poste Italiane) e società convenzionate agli sconti (poniamo ad esempio Autogrill). Un data base su cui fare marketing 365 giorni l’anno! Entri in quel circuito… ed è fatta! Ti arrivano sms, newsletter, promozioni, opuscoli pubblicitari…. Già nel 2005 il Garante della Privacy metteva in guardia sulle criticità di questo RFID. Tranne pochissime eccezioni, il Sassuolo ad esempio, tutti gli altri contratti dei club che ho potuto esaminare, nemmeno riportano la sigla della tecnologia a radio frequenza e neanche le disposizioni di privacy che invece il Garante dice di richiamare in modo scrupoloso, nero su bianco. Come mai? So che l’Associazione in Difesa dei Consumatori Sportivi vuol ricorrere al Garante per denunciare questa violazione dei diritti. E FederSupporter ha fatto lo stesso per la questione dell’autocertificazione nell’atto di richiesta della card: vuole da FIGC e Lega Calcio una moratoria per non far passare migliaia di nominativi al vaglio della black list delle Questure, con quello che ne seguirebbe come appesantimento burocratico e svilimento dell’efficienza della pubblica amministrazione. Altrimenti l’autocertificazione a che serve? Va bene per avere un certificato di nascita dal mio comune ma non va bene per andare allo stadio?

Viviamo in una società dedita al controllo, alle mistificazioni e ai guadagni dei più, crede che prima o poi possa esserci una tessera anche per andare al cinema o… semplicemente per uscire di casa?

Dipende dai numeri, dai fatturati e dai trust, cioè dai blocchi di interesse economico e finanziario che si creano intorno ad un determinato fenomeno sociale. Dico per ridere e sdrammatizzare: se qualcuno brevettasse l’aria che respiriamo ogni istante, state certi che nascerebbe un mercato vergine per vendere l’aria a milioni di abitanti/clienti su tutto il pianeta! Oggi tutto è in vendita, anche pezzi di luna! Dagli anni ’80 in poi, il calcio è diventato preda di politiche capitalistiche sfrenate. Si è partiti con gli sponsor sulle maglie, poi con le multinazionali e con l’avvento delle pay-tv c’è stata un’accelerata improvvisa: l’ingresso delle banche nel ‘segmento tifosi’ credo sia nient’altro che il proseguo di questa strategia apolide consumeristica che sta traghettando la figura del tifoso semplice e spontaneo in quella di consumatore di servizi e prodotti. E’ uno stravolgimento dell’anima, uno smacco alla passione genuina e all’estemporaneità di chi sin da ragazzino soffriva per i colori della propria amata squadra. Domani tutto sarà prevedibile, tutto tracciabile, controllabile. Nulla avverrà più per caso. Mi torna alla memoria il periodo tra la fine del ‘700 e l’800, quello della lotta sulla visione del mondo che portò allo scontro illuministi e romantici. Oggi siamo arrivati alla tecnocrazia, alla sperimentazione di innovativi strumenti di controllo di massa. I tifosi delle curve si contrappongono a questo disegno con l’innato naturalismo delle espressioni aggregative libere e non condizionate…

Secondo lei, entrerà in vigore puntuale con l’inizio del campionato 2010/2011?

Non so, forse si, forse no. Già abbiamo assistito a 2 precedenti slittamenti. Non c’è 2 senza 3! Scherzi a parte… sono sicuro di una cosa: sin dalla prima di campionato ci saranno grosse anomalie e molte disparità in Italia. In questi giorni il Ministro Maroni ha mandato un segnale preciso ai club inadempienti: “Chi è senza tessera del tifoso, ne pagherà le conseguenze!” Beh… guardiamo proprio alle conseguenze, cioè alle spese: la gran parte degli stadi sono comunali. Molti Comuni hanno le casse prosciugate e i conti in rosso. Non sanno come far fronte alle spese per comprare tornelli, i lettori contactless per vagliare i micro-chip a RFID e nemmeno sono stati costruiti i tanto sbandierati varchi di accesso privilegiati. Su 132 società tra A, B e Lega Pro, ad oggi almeno il 75-80% non ha ancora la tessera del tifoso. E molti stadi non sono a norma. Quindi? Come la mettiamo? A meno di un clamoroso miracolo all’italiana nei mesi feriali di luglio e agosto, immagino ad esempio i tifosi di Milan e Varese che avranno le loro tessere del tifoso e quelli di Bari e Rimini che saranno senza… Staremo a vedere. Aveva ragione Franco Battiato: “Povera Patria…”

Fonte: http://www.mirorenzaglia.org
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-09, 14:00

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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-13, 14:25

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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-14, 16:45

La “Tessera del Tifoso”, pasticcio di un’Italia che vorrebbe “disinfestare” gli stadi

Del pasticcio chiamato “Tessera del Tifoso” avrei aspettato ancora qualche settimana per parlarne, ma mi sento chiamato in causa dall’articolo del collega Sergio Carli. Un pezzo di cui non condivido una virgola, a dimostrazione del fatto che a Blitz il pluralismo è di casa.



Parlo di “pasticcio Tessera” perché il caos è per prima cosa a monte: l’oggetto in questione non è, infatti, una legge dello Stato, né un decreto-legge emanato dal Governo (che pure se ne fa alfiere, con il ministro dell’Interno Maroni). Si tratta di una circolare amministrativa del 14 agosto 2009 in cui si dispone alle società di serie A e B e Lega pro di «garantire il rilascio della “tessera del tifoso” a chiunque la richiederà, contestualmente all’acquisto di un biglietto o all’esibizione dell’abbonamento». E’ un provvedimento che non è mai passato per una votazione in Parlamento e neanche per una discussione in consiglio dei Ministri. E già nelle righe della stessa circolare si intravede che il carattere di obbligatorietà della “tessera del tifoso” è perlomeno labile: «I Prefetti della Repubblica sentiti i Questori, sono invitati ad attuare ogni consentita attività di coordinamento, anche con il coinvolgimento delle società sportive, al fine di promuovere le attività sopra descritte in sede di condivisione delle strategie e degli obiettivi comuni».

Si dice che la “tessera” funzionerà come una carta di credito: in parte sarà così. L’attuazione del provvedimento porterà – nella peggiore delle previsioni – un paio di milioni di nuovi correntisti alle banche italiane. I “fedelissimi”, se vorranno abbonarsi alla propria squadra, o semplicemente avere la possibilità di poterla seguire in trasferta, dovranno farsi una “card” prepagata dal costo iniziale di 10-18 euro, ricarica iniziale obbligatoria di 25 euro, rinnovo annuale di 3. E dovranno ricordarsi di non lasciarla mai a zero, altrimenti sarà inutilizzabile.

Le differenze con una normale carta di credito o tessera fedeltà del supermercato è che chi vuole sottoscriverla passa per la questura. In teoria è vietata a chi è stato condannato in primo grado per reati “da stadio” e a chi sta scontando il Daspo (la diffida, misura preventiva e non punitiva, che non passa per un processo) ma è aperta a chi lo ha scontato 5 anni prima e poi non ne è stato più colpito. Ma tutto questo «salvo diverso parere della P.S.». In pratica è quindi grande la discrezionalità lasciata alle questure, che potranno decidere concedere o non concedere la “tessera” sulla base di insindacabili valutazioni. Ah, chi ha «violato il regolamento d’uso degli impianti», cioè ad esempio chi si sia seduto in un posto diverso da quello assegnato dal biglietto o abbia sventolato una bandiera di grandezza superiore a quella prevista, non potrà fare la “tessera del tifoso”.



C’è un’altra peculiarità di questo oggetto: sarà dotato di tecnologia RFID (radio identificazione a distanza), usata finora per la tracciabilità delle merci e del bestiame. Sperimentata come strumento anti-terrorismo. E ora reinventata in Italia come dispositivo rintraccia-tifoso. Da casa all’autogrill, dal bar allo stadio, dai gradoni della curva al parcheggio della macchina. Non proprio come una carta di credito.

Al momento in cui scriviamo, questa “card” così speciale è stata adottata da quasi tutte le società di serie A, eccetto Cagliari, Lecce, Napoli e Udinese. Ma all’inizio del campionato manca ancora più di un mese. Gli ultras di tutta Italia, con rarissime eccezioni, hanno annunciato il boicottaggio: questo significherà che senza dubbio mancheranno all’appello centinaia di migliaia di abbonamenti. E che davanti agli stadi l’atmosfera non sarà comunque quella rarefatta dei centri commerciali, obiettivo finale delle logiche di “marketing securitario” che alla “tessera” hanno portato.

Stiamo parlando, a mio parere, di un provvedimento – peraltro inedito in Europa – concepito come “svuota-curve”, che affronta il fenomeno dei tifosi, delle curve e degli ultras con l’approccio della disinfestazione, che la storia e l’esperienza delle casalinghe ha già ampiamente bollato come fallimentare. Così come i topi finiscono tutti in casa del vicino, l’incasinato mondo legato allo stadio si trasferirà nelle strade delle città. Fenomeno che si è già verificato nella tanto esaltata Inghilterra.



Un assaggio di quello che sarà ce lo ha già dato l’appena concluso Mondiale in Sudafrica. Una manifestazione riservata ai ricchi, essendo proibitivi i costi non tanto del biglietto dello stadio quanto del biglietto per il Sudafrica, nazione lontana da tutto. Benestanti da tutto il mondo e la classe medio-alta dei sudafricani (dubito che nel ghetto di Soweto abbiano fatto il pieno di ticket venduti) hanno dato vita sulle gradinate “mundial” a spettacoli di rara idiozia, benedetti dai media con l’ipocrita etichetta della “festa dello sport”. Frastuono continuo di vuvuzelas (falsamente spacciate come tradizione africana) che coprivano i normali cori di sostegno. Bancari imparruccati e squinzie in cerca d’autore (e di obiettivo), folle di volti dipinti e beoti lesti a farsi riprendere gioiosi e saltellanti da una telecamera che gli regalasse quattro secondi di notorietà. La squadra sta perdendo 4-0? Che ti frega, mostriamo la nostra felicità bovina in mondovisione. E mai uno che fosse andato allo stadio con una semplice maglietta della propria nazionale, no. Tutti agghindati nelle maniere più improbabili, per i sunnominati e televisivi motivi.

Non è questo lo spettacolo che mi va di vedere o a cui mi va di partecipare. Un calcio giocato davanti a spalti vuoti, o peggio ancora sterilizzati e ammaestrati, è uno sport che ha perso la sua anima. Sporca, “casinara” e parecchio, ma parecchio, popolare.

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-16, 13:02

TESSERA DEL TIFOSO: POLEMICA
ANCHE PER LA PUBBLICITÀ - VIDEO


di Enrico Chillè

Tessera del tifoso: sì o no? Il provvedimento del ministro dell'Interno Roberto Maroni ha spaccato in due le tifoserie. C'è chi, pur di non rinunciare al proprio abbonamento e alle trasferte, in nome dell'amore per la propria maglia, ha sottoscritto la tessera. Ma si tratta di tifosi non organizzati, per la stragrande maggioranza: le curve ed i gruppi organizzati, infatti, continuano a ribadire la loro ferma decisione nel rifiutarla. La tessera del tifoso, frutto della circolare amministrativa (quindi non una vera e propria legge sottoposta a regolare iter legislativo in Parlamento) del 14 agosto 2009, è infatti definita dai più come un provvedimento liberticida. Effettivamente, il primo punto della polemica è la schedatura preventiva, presso le questure, di coloro che sottoscriveranno la tessera; non solo: la tessera, elettronica, possiede anche il sistema RFID che permetterebbe la localizzazione a distanza del soggetto (tutto ciò, in evidente contraddizione con il diritto alla privacy tanto reclamato dal governo nell'ambito del ddl-intercettazioni). Un'altra accusa alla tessera è il fatto di essere una carta di credito che può funzionare anche per la raccolta di "punti-fedeltà" nei negozi ufficiali delle società, e a questo punto è lecito chiedersi anche: la fidelizzazione del tifoso deve passare per forza attraverso un circuito bancario? In linea teorica non sembra affatto necessario, ma per le tante accuse dei tifosi la tessera è semplicemente uno strumento per far arricchire le banche che hanno stabilito questo rapporto di partnership con le varie società calcistiche. E le malelingue ricordano che Giancarlo Abete, presidente della FIGC, è fratello di Luigi, presidente della Banca Nazionale del Lavoro. Dopo aver toccato questi primi due punti, ora è bene sottolineare quanto, almeno in linea teorica, la tessera del tifoso possa andare a vantaggio della sicurezza negli stadi. I casi di violenza all'interno degli impianti sportivi, infatti, sono solo una piccola minoranza rispetto a quelli che vengono commessi fuori dagli stadi, nelle strade adiacenti. E nei dintorni dello stadio può andare qualunque libero cittadino, tesserato e non, quindi il problema della violenza non si risolverebbe così. L'unico risultato ottenuto finora dalla tessera del tifoso è stato quello di scioglimenti di gruppi e di intere curve, con la perdita di tutto il calore e la forza che solo il dodicesimo uomo in campo può dare.
Il Viminale è sempre stato abbastanza sibillino sulle caratteristiche della tessera, esaltandone solo gli aspetti positivi. Fermo restando che per abbonarsi per la prossima stagione il rilascio della tessera (a discrezione delle questure) è vincolante, ancora non si capisce a partire da quando la "fidelity card" sarà obbligatoria anche per recarsi in trasferta. Nemmeno lo spot che va in onda in questi giorni nelle reti Rai lo ha chiarito: nella comunicazione istituzionale, infatti, in cui dei bambini giocano a calcio sul terreno dello stadio Olimpico di Roma e raccontano di voler vivere uno sport sano e leale, viene illustrato lo scopo (riportare allo stadio le famiglie), ma non i mezzi. La protesta dei tifosi, anche attraverso video sul web, è insorta anche contro lo spot. E poca, davvero poca, è l'informazione giornalistica ai cittadini su questo provvedimento: in questo desolante scenario si è messa in luce una rete privata di Taranto, Studio 100 Sat, che ha mandato in onda un interessante documentario che vale la pena vedere.

Fonte: http://www.leggonline.it
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-22, 14:52

Clamorosa Sorpresa: la tessera del tifoso è illegale!



LIBERAL (M. MARTUCCI) - Ne sapevamo già tante: la Tessera del Tifoso non è un obbligo di legge e poggia su un dispositivo che il TAR Lazio ne valuterà l‘incostituzionalità. E' un’imposizione per i club e una scrematura preventiva del pubblico, senza la certezza di estirpare i fenomeni violenti. Limita le libertà di movimento dei cittadini e mina la privacy, colpa il micro-chip con identificazione a radio frequenza. E’ un’operazione di marketing speculativo e il Presidente dell’UEFA l’ha bocciata senza riserve. E così via, sciorinando a più non posso le criticità di questa rivoluzione all’italiana. Ma l’ultima scoperta ha davvero del clamoroso: la Tessera del Tifoso è illegale! Contrasta una legge dello Stato varata dopo la morte dell’Ispettore di Polizia Filippo Raciti e va contro il Codice di Giustizia Sportiva della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

TESSERA ILLEGALE
L’art. 8 della Legge 4 Aprile 2007 N° 41, che ha convertito il Decreto dell’8 Febbraio 2007 N°8 recante “misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche”, obbliga i club di Serie A, B, Lega Pro e Dilettanti ad escludere qualsiasi tipo di facilitazione per i tifosi, pena una sanzione amministrativa del Prefetto con multa dai 50.000 ai 200.000 euro. Ecco il passaggio in questione: “E’ parimenti vietato alle società sportive corrispondere contributi, sovvenzioni, facilitazioni di qualsiasi genere ad associazioni di tifosi comunque denominate”. Un divieto che riguarda anche le cosiddette associazioni di fatto, disciplinate dal codice civile, nelle quali si fanno rientrare anche i possessori della Tessera del Tifoso che, per il peculiare elitarismo voluto dal Ministro dell’Interno Maroni, sono facilitati da offerte commerciali e proposte logistiche atipiche: esclusività per l’acquisto di abbonamenti stagionali e biglietti in trasferta per i settori ospiti. Esclusività per i biglietti in casa nelle gare giudicate a rischio dal CASMS. Accesso dedicato allo stadio con varchi prioritari (ancora da costruire). Agevolazioni per l’acquisto di merchandising e pacchetti finanziari (per i supporter della Fiorentina anche prestiti di denaro e mutui viola!) In parole povere, benefit per una cerchia di tifosi ufficiali, per i quali l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive spinge le società a favorire “la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici”. Cioè quanto vietato dalla legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 2007, dopo la morte di Raciti.

CONTRO IL CODICE SPORTIVO
Stesse prescrizioni nel Titolo I delle norme di comportamento previste dal Codice di Giustizia Sportiva della FIGC, al primo comma dell’art. 12 (“Prevenzione di fatti violenti”): “Alle società è fatto divieto di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione e al mantenimento di gruppi, organizzati e non, di propri sostenitori”. Cos’altro sarebbe la Tessera del Tifoso se non uno strumento per contribuire con altre utilità alla costituzione e al mantenimento di gruppi di tifosi? Cos’altro intendono i marketing manager per “community da fidelizzare” con la fidelity card? Regolamento sportivo e legge parlano chiaro: i titolari delle nuove carte non aderiscono ad un’associazione legalmente riconosciuta con finalità di divulgazione dei valori della Carta Olimpica e non hanno nemmeno l’obiettivo di gemellaggi con altri tifosi (art. 8, L. 41/07).

GLI ESPERTI: NORME SCOORDINATE
“Nella fretta di varare la tessera del tifoso – sostiene l’Avv. Lorenzo Contucci, esperto di cause per reati da stadio - ci si è dimenticati di coordinare le norme. Forse non sarebbe stato possibile, visto che la tessera non ha fondamento normativo ma si basa su una circolare amministrativa. In realtà i Prefetti dovrebbero contravvenzionare le società che, con la tessera, costituiscono la categoria dei tifosi ufficiali senza formare prima un’associazione legalmente riconosciuta. Potrebbe configurarsi l’omissione di atti di ufficio. Agevolazioni come per l’abbonamento sono una violazione di legge”. “Già il decreto del 1995 postumo l’omicidio Spagnolo vieta legami tra società e tifosi – ribatte Giovanni Adami, legale di molti sostenitori di curva – La tessera è una facilitazione che va contro questo principio. Oltre che in sede penale e amministrativa, si può pensare ad un esposto alla Procura Federale della FIGC.”

DASPO AI CAMORRISTI
“Ultrà non sempre è sinonimo di criminale, ma a Napoli certi gruppi camorristici non sono estranei alla gestione delle attività illecite che ruotano attorno allo stadio”. Lo afferma il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, coordinatore della sezione criminalità predatoria della Procura di Napoli, dove un pool di pubblici ministeri è specializzato in reati da stadio. Melillo propone una ricetta inusuale: estendere le limitazioni della Tessera del Tifoso ai sottoposti a misure di prevenzione antimafia. “Il Daspo dovrebbe poter essere applicato anche a quanti, pur non essendo stati protagonisti diretti di comportamenti violenti negli stadi, abbiano riportato condanne, anche non definitive, per gravi delitti: rapina, estorsione, traffico di stupefacenti e, in generale, reati di criminalità organizzata”. In pratica, significa trattare i camorristi come gli ultrà o, preferibilmente, gli ultrà come i camorristi. Una formula che non lesina polemiche. “Lo stadio non è un luogo extraterritoriale – replica l’Avv. Contucci – lo stesso principio dovrebbe valere per discoteche e osterie: contano una decina di morti l’anno. Sono dichiarazioni contraddittorie: prima si dice che gli ultrà sono vicini alla camorra, poi che la camorra non gestisce le curve di Napoli ma bagarinaggio, scommesse e gadget contraffatti. Cosa ben diversa.” “Rispetto la posizione del procuratore di Napoli – conclude l’Avv. Adami – ma il legislatore ha creato misure restrittive circoscritte alle sole manifestazioni sportive. La giurisprudenza (TAR Toscana e Liguria) dice che il DASPO non può colpire il delinquente abituale. Non vedo il motivo di estenderlo ai dediti ad attività criminale: c’è già il codice di procedura penale”. Segno dei tempi: sta partendo la Tessera del Tifoso e, seppur fuori legge, tra i magistrati partenopei c'è già chi propone di superarla. Se non ce ne fossimo accorti, gli stadi sono diventati il Nuovo Laboratorio Italia. Tra un pallone, un coro e una bandiera si sperimentano misure di controllo sociale di massa e ardite peripezie giurisprudenziali.
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-07-25, 14:43

VERTICE

Nei giorni scorsi a Catania si è tenuto un vertice degli ultrà delle squadre di calcio che hanno ribadito, praticamente in blocco, il loro no alla tessera del tifoso. Supporter divisi da acerrima rivalità come quelli del Catania e del Palermo, della Roma e della Lazio e dell'Atalanta e del Brescia si sono ritrovati d'accordo nel contestare la tessera che, nata da una direttiva del Ministero dell'Interno e rilasciata dal club per il quale si tifa, dal prossimo campionato sarà necessaria soprattutto per seguire le partite della propria squadra in trasferta. Soltanto gli ultrà dell'Inter hanno detto sì da tempo alla tessera del tifoso.

Gli ultrà si sentono ingombranti e contestano la politica delle società che pensano soprattutto ai diritti televisivi privilegiando le telecamere e penalizzando il pubblico allo stadio. Il vertice è stato utile per fare il punto della situazione ma non si sono trovate soluzioni da mettere subito sul tavolo. Gli ultrà di Catania, Palermo e Lazio hanno comunque proposto uno sciopero dei tifo a oltranza, ipotesi che sarà valutata. Il motto è che «uno stadio senza il tifo e molto più triste di uno stadio senza partite di calcio»




VERTICE 2

CATANIA - Quando la politica unisce. Oltre 60 tifoserie di squadre di serie A e altre categorie si sono riunite a Catania per un vertice contro l'odiata "Tessera del tifoso" voluta dal Governo e promossa dalla Figc per diminuire la violenza negli stadi italiani. Oltre 400 rappresentanti di gruppi ultras di tutta Italia sono a rapporto per trovare nuove strategie e promuovere proteste comuni affinché l'iniziativa governativa, che potrebbe ridurre drasticamente il potere dei gruppi organizzati all'interno degli stadi e dei club stessi, venga messa al bando.

DA PARTE LE RIVALITA' - Secondo il quotidiano "La Sicilia", che pubblica la notizia, a Catania si sarebbero incontrati anche gruppi storicamente rivali, ma uniti da obiettivi condivisi come "restare una parte attiva nel calcio" e continuare "a vivere senza sopravvivere". Così insieme si sono seduti ultras del Catania e del Palermo, la cui rivalità costò la vita all'ispettore capo di polizia Filippo Raciti il 2 febbraio del 2007 allo stadio "Massimino" durante il derby, ma anche della Roma e della Lazio, della Juventus e del Napoli, del Milan e dell'Inter, del Bari e del Lecce, del Cesena e di squadra di altre categorie come quelli dell'Atalanta (serie B).

VERSO LO SCIOPERO DEI TIFOSI - Gli ultras si "sentono ingombranti" e contestano le linee delle società che, sostengono, "con la questione dei diritti televisivi" adesso fanno giocare il "calcio
in favore di telecamera, non per il pubblico allo stadio". Durante la riunione è stata "stigmatizzata la posizione degli ultras dell'Inter che hanno detto sì alla tessera del tifoso" e ogni gruppo ha annunciato "iniziative di protesta". L'incontro sarebbe servito, infatti, a "fare il punto della situazione" ma senza "trovare soluzioni da mettere sul tavolo". Anche se c'è una tesi che si sta valutando, sposata da ultras di Catania, Palermo e Lazio: "Lo sciopero dei tifosi a oltranza perché - sostengono - uno stadio senza il tifo è molto più triste di uno stadio senza partite di calcio".

Fonte: http://www.ultrasblog.biz
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-08-22, 09:03

Flop tessera: solo 200 mila Curve semivuote e pericolose

Abbonati in calo del 18%. Secondo la Lega all'appello mancheranno 65-70 mila sostenitori "fissi". Guerre interne tra ultrà e gli episodi estivi: allarme al Viminale. "Il rischio sono i cani sciolti"
di FULVIO BIANCHI

FIRENZE - Solo duecentomila tessere del tifoso, abbonamenti in calo in serie A del 18%: la stagione del pallone inizia con le curve semivuote e spaccate (pericolosamente) al loro interno. La tessera per ora è stato un mezzo flop: a Inter (50.000) e Milan (220.000: Galliani l'aveva spedita a casa a tutti i simpatizzanti rossoneri...) che già avevano aderito, ora si sono aggiunti tutti gli altri club con un totale però che non supera le 200.000 tessere. Lo scorso anno gli abbonati erano stati 340.000: ora, a campagne concluse, la Lega di A stima di perderne 65-70.000. Vero che c'è anche la concorrenza tv, con la guerra degli sconti fra Sky e Mediaset Premium che contribuisce a svuotare gli stadi, brutti e pericolosi: ma la tessera del tifoso, novità di quest'anno, è stata gestita male dai club, che l'hanno subita come un'imposizione del Viminale, e solo ultimamente, e non tutti, cercano di venire incontro ai loro tifosi. Saranno pronti quindi i "varchi dedicati" per il 28-30 agosto? E le agevolazioni dove sono? Solo qualche club si avventura (Inter per prima) nell'iniziativa degli abbonamenti a rate. "Ma le tessere non sono così poche - spiegano dalla Lega - e ci sono club come Roma e Genoa in pieno recupero".

Di sicuro molte curve saranno semivuote, e molti ritengono la card del tutto inutile "Bastava l'abbonamento con la foto". All'ottimismo della Confindustria del pallone, più preoccupata forse per il contratto collettivo, non corrisponde altrettanta fiducia
da parte del Viminale. "Freddissima partecipazione, non è ancora passato il messaggio che la tessera del tifoso è un servizio e non una schedatura", è il segnale che arriva dal Ministero dell'Interno. Con la convinzione che i "legami fra alcuni club e gli ultrà non siano mai stati risolti". Ma il ministro Roberto Maroni ha voluto la tessera obbligatoria (per gli abbonamenti e per le trasferte nel settore ospiti) da questa stagione e allora si va avanti lo stesso, sapendo benissimo che questa sarà "un'annata laboratorio", quindi ad alto rischio. Presto sarà pronto anche il sistema informativo: si saprà così con certezza chi potrà mettere piede in uno stadio (circa 5000 tifosi, al momento, ne sono esclusi) mentre sta per nascere il "pool interforze" voluto da Antonio Manganelli, capo della polizia, per capire dove ci sono infiltrazioni criminali in curva.

Segnali di chiara preoccupazione. Chi non ha la tessera avrà grossi problemi soprattutto in trasferta (finendo magari mischiato con i tifosi avversari...) e il pericolo vero, spiegano dal Viminale, può arrivare soprattutto dai "cani sciolti", ora che molti capi ultrà hanno perso potere (e business). Ci sono curve spaccate fra loro, fra chi ha in tasca la tessera e chi, per convinzione o per ideologia, l'ha sempre rifiutata. "Ma noi siamo pronti", garantiscono dal Viminale. Non sarà comunque un'annata facile e i primi segnali, nelle amichevoli, lasciano poco tranquilli. Gli arbitri, assicura Marcello Nicchi, faranno comunque la loro parte: "Stroncando la violenza in campo, che porta ad altra violenza sugli spalti". Basterà? (21 agosto 2010)

Fonte: http://www.repubblica.it
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-08, 13:12

Io sto con gli ultras

di Massimo Fini - 02/09/2010

Siamo stufi, arcistufi, di questo Stato di polizia. Che non è quello delle intercettazioni telefoniche, come pretende Berlusconi che ha la coscienza sporchissima, che sono perfettamente legittime quando autorizzate dalla Magistratura, ma quello dove le libertà più elementari sono osteggiate, conculcate, vietate, proibite, scomunicate, tranne quella economica anche quando passa sul massacro della popolazione (è “la libera intrapresa” a creare la disoccupazione, oh yes, ma questo ve lo spiegherò in un’altra occasione) e, ovviamente, quelle del Cavaliere che può corrompere testimoni in giudizio, pagare mazzette ai finanzieri, consumare colossali evasioni fiscali, avere decine di società “off shore”, precostituirsi “fondi neri” impunemente perché, attraverso i suoi scherani, si fa cucire leggi su misura che lo tengono fuori dai processi.

Non bastassero già le leggi nazionali, dove sono sempre più feroci i limiti imposti al consumo di alcol, al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, alla prostituzione (da strada naturalmente, quella delle escort e soprattutto dei loro importanti clienti è immune), ora, dopo un altro demenziale decreto del ministro Maroni, ci si sono messi anche i sindaci, in particolare leghisti, ma non solo, a imporre i divieti più grotteschi e assurdi. A Verona è proibito sbocconcellare un panino in strada, consumare alcol fuori dai bar, bagnarsi nelle fontane, girare a torso nudo (il Mullah Omar era più permissivo). A Vicenza ci sono multe salatissime (500 euro) “per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco”. A Novara sono vietate le passeggiate notturne nei parchi se si è più di due (durante il fascismo ci volevano almeno cinque persone per considerarle “radunata sediziosa”). A Eraclea (Sicilia) è proibito ai bambini costruire castelli di sabbia in riva al mare. A Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l’elemosina, cosa che non si era mai vista prima (nemmeno nei “secoli bui” del Medioevo, anzi, tantomeno nel Medioevo in cui si riteneva che il mendico, come il matto, avesse, per dei suoi misteriosi canali, un rapporto privilegiato con Dio) in nessuna società del mondo, eccezion fatta per l’Unione Sovietica.

Adesso, sempre per iniziativa del solerte Maroni, è arrivata anche la “tessera del tifoso”.

È intollerabile che uno per andare a vedere una partita di calcio debba chiedere la patente alla società. Una schedatura mascherata, socialmente razzista perché imposta solo ai tifosi che vanno nel “settore ospiti”, cioè dietro le porte e nelle curve, mentre chi può pagarsi i “distinti” non subisce questa gogna. In realtà questa misura illiberale va nel segno di una tendenza in atto da molti anni: eliminare via via il calcio da stadio a favore di quello televisivo e degli affari di Sky, Mediaset e compagnia cantante (con corollario di moviola, labiali, giocatori scoperti in flagranti e sacrosante bestemmie – robb de matt – e, da quest’anno, anche la profanazione del tempio sacro dello spogliatoio). Ma chi conosce anche solo un poco il “frubal”, come lo chiamava Gioann Brera ai tempi belli in cui tutte queste stronzate non esistevano, sa che fra il calcio visto allo stadio e quello visto in casa, in pantofole, fra una telefonata e l’altra e magari sbaciucchiandosi con la fidanzata (orrore degli orrori, il calcio è un rito che vuole una concentrazione esclusiva, non sono mai andato allo stadio con una ragazza e fra Naomi e Ruud Van Nistelrooy – doppietta allo Shalke 04 per inciso – non ho dubbi) non corre alcuna parentela. Per vivere davvero la partita, per capirla, bisogna essere allo stadio, vedere tutto il campo (ci sono centrocampisti che, se guardi la partita in Tv, sembrano aver giocato male perché han toccato pochi palloni e invece hanno giocato benissimo, di posizione) e non solo quello che garba al cameraman.

Dal 1983 – introduzione del terzo straniero – il calcio da stadio ha perso il 40% degli spettatori. Quest’anno gli abbonamenti sono ulteriormente crollati del 20%. Molti tifosi hanno solidarizzato con gli ultras in rivolta e non l’hanno rinnovato. E poi ci sono le ragioni, così efficacemente spiegate da Roberto Stracca in un servizio sul Corriere ( 26/8 ) e che hanno tutte la stessa origine: scoraggiare la gente dall’andare allo stadio. “Anche chi non è ultrà – scrive Stracca – e non ha mai pensato di esserlo, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva”.
Maroni, contestato violentemente da 500 ultras bergamaschi alla Festa della Lega ad Alzano Lombardo, ha detto: “Dicono di essere dei tifosi, ma non lo sono. Sono dei violenti”. E invece gli ultras sono gli ultimi, veri, amanti del calcio.

Qualche anno fa, in una domenica canicolare e patibolare di giugno, i demonizzatissimi ultras in rappresentanza di 78 società, di A, di B, di C e delle serie minori, diedero vita a Porta Romana, a Milano, davanti alla sede della Figc, a una civilissima manifestazione al grido di “Ridateci il calcio di una volta!” (cioè: numeri dall’uno all’undici, arbitro in giacchetta nera, pochi stranieri, riscoperta dei vivai e, soprattutto, basta con l’enfiagione economica che ha distrutto tutti i valori mitici, rituali, simbolici, identitari, che ne hanno fatto la fortuna per un secolo, a favore del business e che finirà, prima o poi, per farlo scoppiare come la rana di Esopo). La notizia – mi pareva una notizia – passò sotto silenzio. Persino la Gazzetta dello Sport dedicò all’avvenimento un box di poche righe. Non bisognava disturbare il manovratore. Cioè gli affari.

Due parole sulla “violenza” Ad Alzano Maroni ha detto anche: “Io con i violenti non parlo”. E allora il primo cui non dovrebbe rivolgere la parola è Umberto Bossi, il suo Capo. L’ineffabile Maroni si è dimenticato che il leader del Carroccio, agli albori della Lega, dichiarò: “Ho trecentomila leghisti pronti a estrarre la pistola dalla fondina” (in realtà quelli, dalla fondina, possono estrarre al massimo il loro cellulare), e in seguito: “andremo a prendere i fascisti uno a uno, casa per casa”, e ancora, a proposito dei magistrati, “bastano delle pallottole e una pallottola costa solo 300 lire”, e di recente ha anfanato di fucili e altre armi se non gli concedevano non mi ricordo che cosa, parole che dette da un esponente del Governo, sono ben più gravi delle quattro macchine date alle fiamme durante la contestazione di Bergamo.

Io sto con gli ultras. Anche quelli violenti di Bergamo. Perché mi paiono gli unici ad aver voglia ed energia di rivolta in un Paese in cui i cittadini si fan passare sopra ogni sorta di abusi, di soprusi e di autentiche violenze sempre chinando la testa. Sudditi. Nient’altro che sudditi.

Fonte: http://www.ariannaeditrice.it
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-08, 13:20

CALCIO - I rapporti tra le banche e la Tessera del tifoso

(Mirorenzaglia.org - Il fondo Magazine) - Quando si parla della Tessera del Tifoso, si è sempre pensato che questa equivalga solamente ad una tessera di fidelizzazione del tifoso alla propria società calcistica e che lo stesso sostenitore, da essa, possa tranne innumerevoli vantaggi. Non è esattamente così, la Tessera del Tifoso è un altro strumento di controllo e di marketing a guadagno soprattutto degli istituti finanziari di maggiore importanza, come se, gli assurdi aiuti dello Stato alle banche, a discapito di piccole e medie imprese, non fossero già troppo.

Il meccanismo è semplice e basta soffermarci su dei piccoli particolari per capire come gli istituti di credito possano trarne vantaggio. La Tessera del Tifoso, per quasi tutte le società calcistiche, ha un costo pari a dieci euro, nulla di strano se questa tessera fosse una semplice affiliazione al proprio club, peccato che, con la Tessera del Tifoso, si accetta, silenziosamente, una vera e propria carta di credito ricaricabile con annesso codice IBAN – International Bank Account Number – che costringerà il tifoso affiliato a degli innumerevoli movimenti bancari per l’acquisto dei tagliandi di ingresso alle partite e, inevitabilmente, verranno fatti sconti e agevolazioni sul materiale dei club per stuzzicare ancora di più il tifoso, diventato ormai cliente, ad usarla.

Non a caso, nel sito dell’Osservatorio Nazionale delle Manifestazioni Sportive, sotto la dicitura ‘a cosa si ha diritto’ viene riportato: “E’ favorita la concessione di facilitazioni, privilegi e/o benefici da parte delle società (accumulo di punti, diritto di prelazione per l’acquisto di biglietti, convenzioni con altre società private come Ferrovie dello Stato, Autogrill, sponsor, ecc.). E ancora, ma questa volta sul sito della Lega Pro – ex serie C – per incentivare l’affiliazione si legge: “Ottenere una carta di pagamento ricaricabile Visa con un proprio IBAN (…) consente di (…) trasferire in real time denaro da una carta all’altra (card to card) (…) Maggiori servizi e benefici concreti: premi, merchandising, biglietti, convenzioni (…) La tessera rappresenta un borsellino elettronico che consente di fare operazioni di varia natura, acquisti online, prelevare contanti, trasferire denaro, ricaricare il telefonino”.

Ci troveremo dunque davanti a centinaia di migliaia di movimenti a guadagno di società – banche comprese -, che nulla hanno a che vedere con il calcio e, come se questo non bastasse, enti terzi, avranno migliaia di dati di potenziali clienti a cui potranno offrire i propri servizi. Basta fare due ricerche, anche su internet, e si scopre che Giancarlo Abete, presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, favorevole alla Tessera del Tifoso è il fratello di Luigi Abete, vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana e presidente della banca romana BNL… Ma questa è un’altra storia! Nell’era della sicurezza gridata a gran voce e voluta ad ogni costo, tutto questo accade nel silenzio più totale dei mass media italiani che indicano come la tessera sia solamente un gran beneficio per il tifoso. Possiamo essere Uomini o continuare ad essere manichini di una società del consumo, sta a noi scegliere.
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-17, 13:28

I DISASTRI DELLA TESSERA

Da parte dei media più importanti c’è uno strano silenzio sull’argomento. Tolleranza zero con l’avvento della tessera del tifoso? Difficile essere d’accordo, almeno stando ai primi, assurdi, episodi di cattiva organizzazione. Recarsi tranquillamente in trasferta, sprovvisti di tessera del tifoso, e posizionarsi nel settore riservato ai tifosi della squadra locale? E’ possibile ed è successo in molti stadi italiani ed è un’eventualità che comincia a creare le prime preoccupazioni, sia tra tifosi che nelle forze dell’ordine. E’ un buco nero, una falla colossale di questa direttiva ordinata dal Ministero dell’Interno in vigore da questa stagione e il “vizio di forma” è sapientemente sfruttato dai tifosi che non hanno sottoscritto la tessera del tifoso perché radicalmente contrari.
Gli ultras partono per seguire la propria squadra del cuore e vengono, di solito, posizionati nei settori occupati dalla tifoseria locale (la norma che ha introdotto la tessera proibisce ai tifosi ospiti di accedere al settore a loro riservato ma non alle altre zone dello stadio). E’ successo ad Ascoli due settimane fa, quando una sessantina di tifosi modenesi ha innescato un parapiglia con tifosi ascolani e steward. L’intervista ad un un tifoso ascolano, ripresa da www.laprovinciamarche.it, è illuminante: “Dopo anni sono tornato allo stadio con i miei due figli, sia per i prezzi bassi praticati dalla società sia perchè credevo che ci si avviasse verso uno stadio più a misura di famiglia. Per questo ho sopportato pazientemente l’interminabile attesa e tutte le lungaggine per far sottoscrivere la tessera del tifoso ai miei figli di 6 e 8 anni e, poi, alla prima partita abbiamo rischiato seriamente di finire in mezzo al caos. Se questa è la situazione anche se abbiamo sottoscritto l’abbonamento non verremo più allo stadio”
A Crotone, due settimane fa, è andata meglio grazie al buonsenso dei tifosi. Circa venti tifosi del Padova che non avevano sottoscritto la tessera del tifoso infatti, si sono presentati regolarmente muniti di biglietti ai tornelli della curva nord. Tifosi veneti e crotonesi si sono ritrovati gomito a gomito nella più perfetta legalità. L’imbarazzo delle forze dell’ordine davanti a questo inedita situazione è stato enorme al punto che circa un centinaio di tifosi sono stati fatti migrare dalla curva verso la tribuna (fonte ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com).
Stessa storia per fortuna a lieto fine, domenica scorsa all’Olimpico di Roma, dove un gruppetto di tifosi bolognesi è stato dirottato in curva Sud, a pochi metri dal settore ospiti, ma anche dagli usuali spettatori laziali. In Varese-Empoli di una settimana fa una cinquantina di ultras toscani ha assistito alla partita dai distinti, il settore “più calmo” dei tifosi varesini, formato perlopiù da famiglie. Ma per la prossima giornata di campionato è già allerta come testimonia una lettera dell’Associazione dei Tifosi Friulani. Lo scrive sul sito del club il responsabile comunicazione degli Udinese club, Gianluca Bertozzi, secondo il quale ‘bisogna evitare contatti tra le tifoserie’:
“Stiamo continuando a ricevere numerose chiamate di tifosi abbonati allo stadio Friuli, nei settori M, P ed N della curva sud, riguardo il problema già verificatosi in occasione dell’incontro casalingo dell’Udinese con il Genoa. Il timore per molti di loro è che in occasione della partita contro la Juventus, gli ultrà ospiti, notoriamente sprovvisti di tessera del tifoso, possano acquistare tagliandi di quei settori e mescolarsi alla tifoseria casalinga. Trattandosi di un incontro molto sentito è quantomeno auspicabile che i responsabili della sicurezza dell’impianto trovino delle soluzioni adeguate per evitare situazioni spiacevoli”.

fonte : http://www.calcioblog.it


Ultima modifica di Totò22 il 2010-09-17, 13:44, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-17, 13:32

Intervista al giornalista tratta dal sito dodicesimouomo.net, pubblicata in data 4 Settembre.



E' iniziato il campionato segnato dall'introduzione della tessera del tifoso, eppure ad oggi pochi hanno capito a cosa serva davvero. Intanto gli abbonati calano del 20%, e tra restrizioni, imposizioni, questo campionato perde interesse giorno dopo giorno.
Non crediamo alla lunga gioverà nemmeno alle pay-tv, vendere un prodotto con larghi spazi vuoti sulle tribune, senza il calore delle curve non ha molto appeal. Il tuo pensiero sulla tessera e perché questo silenzio dei media se hai una risposta?

Non mi piace nulla di questa tessera.
Arriva come ulteriore misura rispetto a due decreti già di per sé molto penalizzanti come quello Pisanu e quello Amato, che, si deduce – se la lotta alla violenza è il vero obiettivo della tessera – qualcuno dovrebbe a questo punto dichiarare inefficaci o, peggio ancora, inutili. Altrimenti non ci sarebbe bisogno della tessera.
Non mi piace l’ipocrisia di fondo dell’operazione, il fatto che sia in realtà un bancomat, che ci siano come partner Trenitalia e Autostrade, che contenga un chip in grado di monitorarci; non mi piace il ricatto che è stato fatto alle società, alle quali ricordo comunque che formalmente – ad oggi – non esiste nessuna legge che imponga la tessera, essa è solamente una disposizione “suggerita” alle società.
Non mi piace che non garantisca eguali diritti a persone che hanno pagato il loro debito con la giustizia (anche perché sui dubbi giuridici di un provvedimento come il Daspo, comminato dalle forze dell’ordine anziché da un tribunale, potremmo fare un’altra intervista…). Credo a tale proposito sia l’unica tessera varata da un ministro che, a regola, non potrebbe usufruirne lui per primo, essendo stato condannato, come (non) è noto, a 4 mesi e mezzo per oltraggio e resistenza.
Mi sembra che il fronte del no alla tessera sia abbastanza nutrito e ben rappresentato, strano che non abbia avuto mediaticamente molto spazio: parlo di Platini, Zamparini, Lotito, Osvaldo Bagnoli, Zeman, Palombo, Massimo Fini, un importante sindacato di polizia, addirittura la Fondazione Giovanni Paolo II… ma l’arrogantissima reprimenda cui è stato sottoposto De Rossi, per aver semplicemente espresso un’opinione, peraltro condivisibile, la dice lunga sullo stato della democrazia nel nostro paese.

Sta passando il pericoloso concetto che chi non si tessera è un violento o ha qualcosa da nascondere. Questo provoca divisioni fra gli stessi tifosi di una squadra, eppure avevamo già il biglietto nominale, quindi cosa c'è da nascondere?
Sì lo so. Ma la dura verità è che chi non fa la tessera, perlopiù, è STU-FO. Io da anni, nonostante la mia rubrica sia goliardica, allo stadio sono fermato da persone esasperate, che non ne possono più, che chiedono meno controlli, misure con una logica, ma soprattutto buon senso. Ricevo decine di e-mail di protesta. E non parlo certo di ultras. La gente che si lamenta è ESATTAMENTE quella che certe misure e certa propaganda demagogica vorrebbe “riportare” allo stadio. Vorrei dire al Ministro, ai vertici federali, a Capello e adesso anche a Prandelli, che la cantilena dei “riportiamo bambini allo stadio” si scontra contro misure astruse. Ma Prandelli, i giornalisti, i politici hanno MAI provato, loro, a fare un biglietto qualsiasi per una partita qualsiasi in Italia? Sanno a quale gimkana si deve sottoporre un tifoso-medio da noi? Se io sono un padre romano e la domenica mattina decidessi di portare mio figlio allo stadio non posso farlo, perché la domenica a Roma le biglietterie sono CHIUSE.
L’anno scorso per Roma-Catania c’era un il divieto di vendita di più di un ticket a testa e un signore spese 70 euro per tenere il figlio di 8 anni in braccio: dovendo acquistare 2 tagliandi il computer gli assegnava il posto del figlio 10 file più in basso.
Io non ce l’ho con chi ha fatto la tessera, beninteso. E’ una questione di asticella personale. Chi ancora non si è stufato di vedere partite di lunedì e di venerdì e ora la domenica a mezzogiorno; di essere trattato solo come mucca da mungere con merchandising, biglietto e pay-tv e zero diritti; di sapere che c’è un Osservatorio che decide le misure dei tifosi senza che in questo organismo sia mai stato compreso o previsto anche solo l’ascolto di un solo tifoso; di fare incomprensibili percorsi a ostacoli per comprare biglietti, percorsi diversi tra loro da stadio a stadio e da partita a partita; dei tornelli, delle telecamere, delle fotocopie dei documenti, delle deleghe, della vendita solo per i residenti nella regione, nella provincia, nel condominio, per la vendita riservata ai presbiti o ai boy-scouts, della burocrazia irritante, del caro biglietti, delle code, degli stadi vuoti, della pubblica sicurezza che non ha un numero identificativo, dell’assenza di coreografie e tamburi e striscioni, beh, allora fanno bene a farla. E’ gente che probabilmente ancora non è stufa. Forse smetteranno quando sarà loro richiesto l’esame incrociato sangue-urine.

E' risaputo che le curve da sempre sono "laboratori" dove testare provvedimenti che poi vengono estesi alla società civile. Intanto arriva l'anagrafe dello studente. Il concetto è semplice, limitazioni di libertà in cambio di (false) sicurezze. Hai anche tu l'impressione che tutto venga accettato passivamente e con rassegnazione e che forse uno degli ultimi posti di aggregazione, con tutti i difetti che vuoi, era/erano rimaste proprio le curve?
Sì inquietante. In questi ultimi 20 anni l’opinione pubblica in Italia è stata narcotizzata e non parlo solo di calcio. Ora, lentissimamente, mi pare che la gente, seppur ancora in piccolissima parte, cominci a capire, o meglio, a percepire che…. in questo paese sta diventando tutto vietato. Tutto.
Guardate, il lavoro delle Forze dell’ordine è certamente complesso, duro, difficile, spesso sottopagato ma, proprio per questo, necessita di una delicatezza, di una trasparenza e di un buon senso di cui le misure che regolamentano lo svolgimento delle partite ormai non hanno più traccia. L’evento sportivo va GESTITO non vietato. L’anno scorso oltre 500 partite (tra cui anche Guidonia-Atletico Vescovio o Montichiari-Sanbonifacese) sono state fatte disputare a porte chiuse. Ma perché? Che cultura sportiva inculchi? Son capace anche io a tutelare l’ordine così.
Se fai 70 euro di multa a un genoano che entra allo stadio di Firenze con lo striscione (non autorizzato) VI FAREMO A PRANDELLI hai tutelato l’ordine pubblico? Hai fatto un buon servizio a quel tifoso? Te lo sei reso amico e collaborativo? Che ricordo gli hai lasciato? Ti sei reso autorevole o semplicemente autoritario?

Il prossimo passo sarà tutti zitti e seduti, una sorta di modello inglese in stadi fatiscenti?
Qua si ciancia spesso di modello inglese ma ovviamente a vanvera. Il deputato Taylor, estensore delle misure post-Heysel, impose misure dure contro gli hooligan, ma la premessa di tutto il suo disegno di legge fu: “Si smetta di trattare il tifoso come una bestia e ci si renda conto che il tifoso è parte integrante della liturgia della partita e dello spettacolo”.
In Inghilterra la legge è assai dura contro chi sgarra, ma anche parimenti contro i poliziotti che sbracano e che commettono abusi sui tifosi. Altra cultura giuridica. Altra storia. Qua da noi anche in presenza di abusi abnormi non ha mai pagato nessuno. Questo ti aliena il rispetto degli ultrà.
Tu Stato forte, devi avere il coraggio e il dovere di perseguire anche chi sbaglia nel rappresentarti e non solo accanirti contro chi delinque.
Peraltro in Inghilterra, dopo che la prima pay-tv è FALLITA, le pay-tv attuali trasmettono solo 100 partite l’anno della Premier, non tutte e 380 come da noi in serie A. Se in televisione mi dai Milan-Inter o Fiorentina-Juve pazienza, lo stadio lo riempi uguale. Ma se mi dai anche Lecce-Bologna a 3 euro, mi domando, al giorno d’oggi, chi si muove da Bologna per andare a Lecce? Giusto gli ultrà. Se poi fai di tutto, anche con misure grottesche come la Tessera del tifoso, per togliere di mezzo gli ultrà, beh, prima che fatiscenti, gli stadi saranno sicuramente ancora più vuoti di adesso.
Il discorso degli stadi obsoleti infatti è un'altra bolla mediatica sconcertante. Invece di parlare di rinnovamento della classe dirigente, di calmierare gli ingaggi dei calciatori, di fare rispettare le regole fiscali alle società, di salvaguardare i campionati minori e i vivai, si pensa agli stadi. Negli anni 80 gli stadi erano ugualmente vecchi ma erano strapieni, dalla A alla C, quando vedo filmati o foto di quegli anni mi viene da piangere.
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-17, 13:39

Tessera del Tifoso - Dichiarazioni Capo Ultras Curva Nord Catania parte 1/3





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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-17, 13:40

Tessera del Tifoso - Dichiarazioni Capo Ultras Curva Nord Catania parte 2/3




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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-17, 13:41

Tessera del Tifoso - Dichiarazioni Capo Ultras Curva Nord Catania parte 3/3

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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-22, 12:55

Stadi sempre più vuoti, le ragioni dei tifosi

Gli stadi italiani si stanno svuotando. Salvo sporadici casi in controtendenza, i dati sull’afflusso di pubblico sono in costante peggioramento. Non è una questione di categoria, visto che il fenomeno è trasversale e non risparmia nessuno: Serie A TIM, Serie Bwin, Prima e Seconda Divisione di Lega Pro.

Assistere dal vivo a una partita dei nostri campionati è diventato uno spettacolo spesso deprimente, visti gli ampi spazi vuoti sulle tribune. Anche in televisione (pay tv o trasmissioni in chiaro non fa differenza) l’effetto mette i brividi, al punto che c’è chi inizia ad attrezzarsi con spettatori di cartapesta (Triestina docet). I raffronti con le altre realtà professionistiche europee (Inghilterra e Germania in testa) sono perdenti in partenza: ci sarebbe da sotterrarsi per la vergogna quando si analizzano i nostri piccoli numeri.

Le cause sono (più o meno) note a tutti. Visto però che quanti dovrebbero impegnarsi (a vario titolo istituzionale) per tutelare un prodotto che rappresenta pur sempre una delle maggiori risorse finanziarie del nostro paese e dà lavoro a un numero rilevante di occupati fanno finta di niente, vale forse la pena ritornarci sopra.

L’obsolescenza degli impianti, in Italia fatiscenti come pochi altri nell’Unione Europea, è il primo fattore critico. Una vera vergogna costringere gli spettatori paganti ad assistere in condizioni così disagiate a uno spettacolo, perché di questo si tratta quando si parla di una partita di calcio. La costruzione di stadi nuovi, in Italia, dovrebbe rappresentare (rappresenta) una priorità. La relativa legge è da tempo immemorabile impantanata in un Parlamento in tutt’altre faccende affaccendato. Il cammino per rendere gli stadi luoghi frequentabili da un pubblico pagante si sta facendo davvero troppo accidentato.

Acquistare un biglietto per assistere a una partita di calcio è una faccenda maledettamente complicata. Ogni città ha regole sue, ogni partita ha limitazioni insormontabili in certi casi. Casms, Osservatorio, Questure e Prefetture fanno a gara per scoraggiare i tifosi. Molti, alla fine, lasciano perdere e se ne restano a casa.

Di soldi da buttare non ce ne sono molti di questi tempi, un altro elemento che certo non gioca a favore. Le pay tv, che vendono le partite a prezzi ormai stracciati, fanno il resto. La gente sembra spinta a restarsene a casa piuttosto che a partecipare dal vivo a quello che, fino a non molto fa, era il rito della partita di calcio.

La sicurezza negli stadi è un obiettivo ancora lontano da raggiungere. Le trasferte proibite e le curve ospiti chiuse fanno perdere migliaia di tifosi e riducono i ricavi derivanti dagli incassi (già di per sé poco cospicui in Italia). Ciò mette i bilanci delle società nelle mani delle pay tv, diventate in sostanza gli ufficiali pagatori dei giocatori che scendono in campo (costretti dal calcio-spezzatino a giocare anche all’ora di pranzo).

Il colpo finale l’ha dato la Tessera del tifoso che, secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, avrebbe dovuto rappresentare la panacea di tutti i mali del calcio italiano. Gli abbonamenti, in conseguenza dell’entrata in vigore obbligatoria di questa discutibile card, sono calati di circa un quarto rispetto alla stagione scorsa.

Il tempo passa inesorabile. I problemi si sommano e si incancreniscono. Gli stadi si svuotano sempre di più. Il disimpegno dei tifosi rischia di diventare irreversibile. E’ quanto si voleva in fondo ottenere? Questa è la domanda.

Sergio Mutolo

Fonte: http://www.calciopress.net
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-09-29, 19:50

Tessera del tifoso, grande spot commerciale
E ora indaga anche il Garante della Privacy


Al vaglio dell'authority il trattamento dei dati personali, l’utilizzo della tecnologia inserita nel microchip, nonché la liceità dell’obbligo di acquisto di una carta prepagata per ottenere la tessera del tifoso.

Finalmente qualcosa si muove. Su segnalazione di alcuni cittadini e un’associazione di consumatori, il Garante per la Privacy ha aperto un’istruttoria sulla tessera del tifoso. Entro un mese è atteso l’esito. Tre i punti particolarmente controversi: il trattamento dei dati personali, l’utilizzo della tecnologia inserita nel microchip, nonché la liceità dell’obbligo di acquisto di una carta prepagata per ottenere la tessera del tifoso.

A insospettire i tifosi era stata la modulistica di richiesta. Su cui non era chiaro a chi andassero in mano i dati personali. Ma non solo. Perché, nonostante il clamore suscitato dalla sua introduzione, in pochi ancora oggi hanno capito cosa sia la tessera del tifoso. La quale è a tutti gli effetti una carta prepagata. Che può essere utilizzata per comprare biglietti e l’abbonamento allo stadio, ma anche per acquistare qualunque altra cosa, proprio come ogni altra carta. E c’è di più: essa contiene anche un microchip di tecnologia RFID, attraverso il quale particolari macchinari sono in grado di rilevarne i dati a distanza, seppur breve. E inoltre, al contrario delle normali prepagate, contiene la foto del possessore. Tutto ciò già contrastava un primo parere espresso dal Garante per la Privacy nel giugno 2010, in cui si precisavano alcuni aspetti del trattamento dei dati personali nelle linee guida del ministero.

Ufficialmente, però, la tessera del tifoso venne introdotta per curare la piaga della violenza negli stadi. Eravamo, si badi bene alle date, a metà 2009. Già allora, come riporta l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, i reati da stadio erano in considerevole diminuzione: contando solo il numero di feriti, si è passati dai 1.219 della stagione 2003-2004 ai 361 di quella 2007-2008, con un’ulteriore diminuzione del 66% nel girone d’andata dello scorso anno. Ebbene, la tessera veniva spacciata come ulteriore elemento di sicurezza e prevenzione. Da una parte la squadra forniva una tessera di fedeltà al tifoso, dall’altra la Questura controllava che sul titolare non pendessero provvedimenti ostativi (un provvedimento di Daspo o una condanna passata in primo grado per reati da stadio, sentenza che di fatto sancisce una diffida a vita a frequentare qualunque stadio). Tale misura però, sebbene meno aspra, era già in vigore dal 2005, allorché le squadre furono costrette a trasmettere i dati dei propri abbonati alla Questura.

E allora che bisogno c’era della tessera del tifoso? A far diminuire la violenza? Be’, se si prendono in esame le prime giornate di questo campionato sembra proprio di no. E c’è un perché. La circolare ministeriale 555/2009 che introdusse la tessera del tifoso, infatti, si guardò bene dal renderla obbligatoria. Non solo non lo fece per le singole società, le quali avrebbero potuto benissimo non aderire all’intero progetto. Ma nemmeno per il singolo tifoso, il quale può a tutt’oggi andare al botteghino o in banca e ottenere così il suo diritto d’accesso allo stadio. Con due uniche preclusioni: l’abbonamento per l’intera stagione e i biglietti per le trasferte nel cosiddetto “settore ospiti”, ossia quella gabbia dove i tifosi in trasferta vengono assiepati come fossero mandrie.

Cosa è successo? Semplice, che chi non ha sottoscritto la tessera del tifoso (vuoi perché, è il caso di molti ultrà, la vede come una schedatura, vuoi perché, condannato per reati da stadio, non poteva farlo) è andato ugualmente in trasferta, ha comprato un biglietto per una tribuna che non fosse quella “ospiti”, e si è seduto in un settore normalmente frequentato dai tifosi di casa. Risultato: incidenti. A Brescia, due settimane fa, il più grave, con un tifoso della provincia di Ragusa finito in ospedale (in quella partita c’erano solo 26 tifosi del Palermo nella gabbia, tutti gli altri erano nelle varie tribune). Invece il 19 settembre, a Marassi, durante Sampdoria-Napoli, l’accensione di una torcia da parte dei tifosi partenopei ed il conseguente parapiglia in tribuna (la curva ospiti era semideserta) ha costretto steward e forze dell’ordine a fare cordone nel settore distinti. Mentre a Brindisi, già alla prima di campionato di Lega Pro, sette tifosi dell’Avellino che non si trovavano nel settore ospiti si sono azzuffati con quelli di casa. Per loro potrebbe scattare il Daspo. Nel caso, anche se volessero, niente prepagata.

D’altronde non ci voleva molto a capire che lo scopo della tessera del tifoso fosse eminentemente commerciale. Non a caso, dopo il lancio pubblicitario disastroso, con i gruppi ultrà che non ne volevano sapere di sottoscriverla e quelli dell’Atalanta, era il 26 agosto, che assaltavano la festa di Alzano Lombardo dove parlava il ministro dell’Interno Bobo Maroni, molte squadre sul loro sito l’hanno camuffata con nomi accattivanti, puntando tutto sulla fidelizzazione. Come è accaduto spesso in passato, il meccanismo ha fatto leva sull’amore per il calcio degli italiani, il quale, a fronte di una diminuzione delle presenze allo stadio (quest’anno in serie A mancano all’appello già 70.000 paganti), è in grande crescita, almeno stando a una recente indagine di Demos & Pi (fonte Repubblica). Detto fatto, finora sono 655mila le tessere del tifoso sottoscritte. Come dire, un ulteriore balzello per tanti appassionati (si consideri che la prepagata finisce in mano pure ai minori di 14 anni), ma anche fa un gran favore alle banche, guarda caso il soggetto che spesso emette le fideiussioni grazie alle quali le squadre ottengono l’iscrizione ai campionati.

di Elena Filicori e Matteo Lunardini
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-11-09, 13:57

Famiglie allo stadio, ennesima chimera di Maroni

Pay tv, partite a mezzogiorno, Osservatorio, Casms, Tessera del tifoso. Tutto congiura per tenere la gente lontano. Pubblico in calo. Interesse che scema. Il calcio, da spettacolo popolare, rischia di diventare uno sport per vecchi ricchi e per pantofolai. Maroni dice di voler riportare le famiglie negli stadi. A queste condizioni, e con i prezzi attuali dei biglietti, non è certamente possibile.

Tempo fa il popolare scrittore inglese Nick Hornby, autore del libro cult Febbre a 90° (Fever Pitch, 1992) e grande tifoso dell’Arsenal, ha osservato che il calcio moderno è ormai uno spettacolo riservato agli adulti. Niente di più vero. Almeno in Inghilterra, ma in Italia non è molto diverso, chi va allo stadio ha oggi mediamente 43 anni. Niente di strano guardando ai costi. Quando Hornby era un ragazzo (è nato a Redhill nel 1957), il biglietto d’ingresso allo stadio costava grosso modo come quello della metropolitana.

Da profondo conoscitore del calcio e delle sue fenomenologie Hornby si domanda dove li trovano i ragazzi, oggi, tutti i soldi che occorrono per pagare i prezzi attuali. Come possono seguire dal vivo le tante partite che si giocano in una stagione. In che modo si può pretendere dunque, che tornino a innamorarsi di questo sport meraviglioso, in un mondo che offre altri mille tipi di svaghi molto più a buon mercato. La passione per il calcio invecchia, mentre il futuro è (sarebbe) nelle manidei giovani. Proprio quelli che ne restano (ne sono tenuti) fuori.

Una riflessione indicativa dei rischi incombenti su un sistema, il pianeta calcio inglese, che ha (forse) risolto il problema della violenza ma che ha poi innalzato un altro tipo di muro davanti ai tifosi. Vale a dire quello di portare i costi a quote insostenibili, specie quando la crisi incombente erode a dismisura i bilanci delle famiglie. Il rischio, che per ora l’Inghilterra non sembra correre visto che gli stadi sono sempre pieni, è quello di allontanare sempre più il pubblico dalla partecipazione attiva alle partite e spingerlo a sedersi su una poltrona. Esattamente ciò che sta accadendo in Italia, facendo spudoratamente il gioco delle televisioni pay per view. Il vero cancro di tutto il sistema.

Il fatto è che il calcio, evento popolare per eccellenza, è diventato in Italiai uno sport per vecchi ricchi e per pseudotifosi in pantofole. Come si potranno allora riconquistare i giovani, che sono l’ossigeno del mondo e dovrebbero assicurarne il futuro a tutti i livelli? Specie quando, come sempre più di frequente avviene da noi per le (censurabili) decisioni di Osservatorio, Casms, Questure e Prefetture in ordine sparso, le trasferte sono interdette al pubblico ospite? Salvo premunirsi di quella diavoleria, un obbrobrio giuridico ignoto in tutto il resto dell’Unione Europea, che è la Tessera del tifoso pervicacemente voluto dal Minsitro dell’Interno Roberto Maroni.

La magia del football si potrebbe alla fine appannare, azzerata da un calcio in bianco e nero dove mancano proprio i tifosi, elemento fondante del sistema. Quelli che tengono in piedi un giocattolo che è anche un’azienda primaria nel debole tessuto economico italiano. Altro che riportare le famiglie negli stadi. Senza un po’ di fantasia e un filo di follia, il calcio potrebbe non farcela a restare a galla.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net
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MessaggioTitolo: Re: No alla tessera del tifoso   2010-11-22, 14:10

Radio Insieme: L'intervista all' Avv. Lorenzo Contucci.

Un bilancio dei primi tre mesi dall'introduzione della Tessera del Tifoso.
Sono un vero e proprio fallimento. Chi non ha fatto la tessera è colui che nella maggior parte dei casi va in trasferta e dove non ci sono limitazioni, non va nel settore ospiti, che è riservato ai possessori della tessera e ci sono problematiche con i tifosi di casa. Inoltre ricevo sempre più e-mail di tifosi che sono delusi dal fatto che non c'è nessun tipo di vantaggi, non ci sono ingressi dedicati, non ci sono agevolazioni. Il dato delle presenze allo stadio è una delle più basse percentuali di riempimento a livello europeo. Una cosa è certa , non c'è stato quell'incremento di pubblico che si auspicavano con l'introduzione della TDT, le famiglie allo stadio non si vedono.

Il ministero parla di nuovi provvedimenti nei confronti dei non tesserati che vanno in trasferta, qual'è la prossima mossa?
C'è solo una mossa, vietare tutte le trasferte. Certo lo possono fare ma vanno in contrasto con le normative Uefa. E l'Uefa è inondata da mail che fanno presente l'elevato numero di limitazioni settimanali. Questo cosa significa? L'Uefa non può naturalmente intervenire sulle decisioni di uno stato ma il calcio italiano si può scordare, europei, mondiali. E se verranno a mancare questi soldi dovranno poi mollare.

Nel caso il governo dovesse cadere non sembra che ci sia l'intenzione di rivedere la TDT essendo in buona parte una decisione bipartisan, cosa aspettarsi?
E' vero. E' auspicabile che si passi per un passaggio parlamentare. Un conto è una legge che passa al vaglio del parlamento, discussa, approvata. A quel punto è legge, puoi condividerla o no ma va rispettata. Un conto è una circolare fatta da un ministro.

Il TAR e Garante della Privacy a che punto sono?
Il Garante della Privacy dovrebbe pronunciarsi entro fine anno massimo Gennaio. Il TAR ha tempi più lunghi. L'Avvocatura dello stato, che è l'organismo che rappresenta lo stato italiano ha telefonato e ha detto è vero in effetti sull'articolo 9 c'è un problema di costituzionalità della norma.
L'Ultimo aspetto è un disegno di legge che sta andando avanti in parlamento con la corretta formulazione dell'articolo 9, inoltrato da me. Questo toglierebbe ogni problema a seguito di condanne avute in passato e che impediscono di avere la TDT.

La data di verifica della TDT è il 30 Luglio quando le parti si incontreranno per ridiscutere il tutto.
Dubito che verranno ascoltate le civili proteste dei tifosi, i tifosi non vengono ascoltati come accade ovunque in Europa. E' chiaro che le società a fronte di mancati incassi da abbonamenti, biglietti a livello di lega quando si incontreranno con il ministero dell'interno, faranno presente i soldi che hanno perso. Ma se la strategia è questa ovvero entrare allo stadio solo con la tessera del tifoso, avremo stadi ancora più vuoti, perchè sono i non tesserati con i loro biglietti a tenere in vita gli stadi.

Fonte: http://www.dodicesimouomo.net
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